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Farmacie online, quando il rischio è in agguato Medicine vietate, super-pillole contro acne o impotenza anche a prezzi scontatissimi: lo smercio passa in rete nell'anonimato
La produzione e la vendita di farmaci contraffatti sono un fenomeno in via di diffusione, anche con la complicità della rete. Nel mercato mondiale, dicono le stime dell'Organizzazione mondiale della sanità, 1 medicinale su 10 è falso: la piaga colpisce soprattutto i Paesi poveri, ma «la situazione è preoccupante ovunque», ha dichiarato il coordinatore Oms Lambit Rago, in occasione dell'ultimo convegno organizzato dall'Ordine Nazionale dei farmacisti francesi. «In Africa il 70% dei farmaci necessari per combattere la malaria è contraffatto», ha sottolineato il rappresentante dell'Ordine della Guinea, Fodè Oussou Fofana.
I costi elevati di quelli originali e la mancanza di assistenza sanitaria pubblica sono nella maggior parte dei casi i principali responsabili del proliferare delle copie - spesso assolutamente identiche nella forma e nella confezione -, in Africa come negli Stati Uniti, mentre in altri Paesi entrano in gioco fattori diversi. I più falsificati sono gli antibiotici con il 28% seguiti da ormoni e steroidi, con il 18%, anti-allergenici (8%) e anti-malarici (7%). Il Viagra, sostanze anoressizzanti, farmaci per smettere di fumare e antibiotici sono invece i più venduti online, sia per il risparmio che deriva dal commercio elettronico, sia per la possibilità di aggirare le restrizioni legislative, come quelle legate alla prescrizione. Molte le farmacie virtuali che, con offerte e promozioni si contendono la vendita di antidolorifici, antidepressivi, pillole blu e affini spesso pubblicizzate con: "agisce più in fretta", "l'effetto può durare fino a 24 ore" o "non ha effetti collaterali marcati".
Invece i rischi ci sono, eccome: principi attivi scadenti, dosi sbagliate o addirittura diverse dall'originale, eccipienti e farmaci scaduti e rimessi in vendita con una nuova etichetta. Insidie che si possono nascondere anche dietro prodotti dall'apparenza innocua, quelli anti-acne, tra gli altri, a base di retinolo che però possono portare disturbi di umore e malformazioni al feto.
«Per molte persone l'insufficiente accesso ai farmaci costituisce il problema principale. Purtroppo - ha detto Hans Hogerze, direttore della sezione medicinali essenziali e politica farmaceutica dell'Oms - l'uso irrazionale di medicinali disponibili costituisce un'altra grande minaccia per la salute e provoca considerevoli sprechi». Nel mondo il 50% dei medicinali è usato in modo scorretto: terapie eccessive per malattie benigne, sospensione anticipata di una cura, ricorso abusivo ai medicinali. In commercio esistono 20mila diversi preparati mentre la lista di quelli essenziali per dell'Oms ne elenca solo 316. Il consumo sbagliato delle medicine costa, non solo alla salute del paziente ma anche alle sue tasche e a quelle della società, perché «la spesa sostenuta dai sistemi sanitari è superflua e spesso altissima, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo», ricorda sempre l'Oms.
Nel 2004 in Italia la spesa farmaceutica è addirittura esplosa: da gennaio a settembre è aumentata del 9,7% (pari a 799 milioni di euro) rispetto all'anno precedente, e alla fine dell'anno ammonterà a 11 miliardi e 916 milioni di euro. Questo perché le ricette sono aumentate del 7,3% e le prescrizioni si sono concentrate su farmaci particolarmente costosi. A determinare l'impennata sono stati soprattutto prodotti che servono ad abbassare il colesterolo, le statine, la cui spesa è salita di 37 milioni di euro nei primi 9 mesi dell'anno, ma le cui prescrizioni sono state spesso improprie: almeno nell'80% dei casi, ha rilevato l'Aifa, Agenzia italiana del farmaco, che ha infatti emanato a novembre delle note per limitarne l'uso.
Ma la questione non può ritenersi risolta. Gli italiani ricorrono troppo spesso a farmaci inutili, dice il prof. Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano: «Inutili perché mancano evidenze scientifiche della loro efficacia. Parliamo di ricostituenti, antiossidanti, antiradicali liberi, integratori alimentari, farmaci per la memoria, dimagranti che non hanno base scientifica». A questi bisogna poi aggiungere l'uso improprio di farmaci da banco, l'automedicazione a cui ricorrono ben 4 italiani su 10. «Spesso in modo confuso - dice Zanibelli, presidente dell'Anifa (Associazione nazionale dell'industria farmaceutica dell'automedicazione) -. Si affidano troppo spesso al passaparola o a informazioni ricevute dai giornali o da internet».
22
dicembre
2004
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