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L'albergo fatto in casa

L'Italia scopre i bed and breakfast: aprirne uno può essere un business

Caro euro, voglia di cose semplici e caserecce: agli italiani la vacanza piace sempre più economica, in famiglia. Non solo raggiungendo i parenti al "paesello natio" o rimanendo con coniuge e figli tra i muri domestici, ma anche sfruttando uno dei tanti bed and breakfast che stanno spuntando rapidamente negli ultimi tempi in tutta Italia, seguendo una tradizione di ospitalità domestica tipica del mondo anglosassone.

Strutture ricettive elementari ricavate in case civili, in cui il proprietario mette a disposizione dell'ospite letto e prima colazione. Un movimento ancora in divenire, che non dispone di una legislazione aggiornata e di cui non si conoscono con precisione il volume d'affari e nemmeno il numero di strutture operanti nel settore. Secondo una stima verosimile in quattro anni (dal 2000 al 2004) i b&b sono passati da 2854 a 5188 facendo segnare un incremento dell'81,8%. Una crescita esponenziale che deve in buona parte dire grazie a internet che costituisce il principale veicolo promozionale e di prenotazione. A livello regionale Sardegna e Campania fanno registrare le migliori performance, mentre in assoluto è la Toscana a guidare la classifica assoluta con 1391 b&b funzionanti (dati Camera di commercio di Milano). E questi sono quelli ufficiali, ma si pensa che molti altri, non essendo censiti, agiscano in uno stato di "abusivismo".

Un successo che può essere letto come una doppia opportunità: per i turisti viaggiare a prezzi contenuti (in media 45-60 euro, una doppia) e per le famiglie albergatrici trovare una nuova forma di business. Dietro l'apertura di queste strutture ricettive ci sono infatti famiglie comuni che nell'ospitalità hanno trovato una fonte di guadagno. Difficile riuscire a campare con un b&b, ma può essere una buona fonte di integrazione di reddito. Per legge non si possono mettere a disposizione degli ospiti più di 4 stanze, quindi "le possibilità di reddito sono molto limitate" dice Stefano Calandra, presidente della Anbba (Associazione nazionale bed and breakfast e affittacamere). Tuttavia i rischi di impresa sono altrettanto limitati: gli investimenti sono rivolti soprattutto alla ristrutturazione dell'immobile, alle spese di registro e alla promozione.

"Chi apre un b&b di solito già possiede un vecchio immobile, spesso in campagna e lo trasforma in attività ricettiva. Ristrutturandolo ne aumenta il valore immobiliare", aggiunge Calandra, che auspica: "In futuro il settore potrebbe diventare ancora più allettante se sarà aumentato il potenziale recettivo dei b&b, magari fino a 6 stanze per struttura, come capita per gli affittacamere". Ma chi sono i protagonisti di questo boom? Ossia, chi sta investendo nei b&b? Calandra conclude: "Non esiste ancora un preciso studio di settore, ma in generale è possibile dire che chi ne apre uno è una persona già di per sé portata all'ospitalità, che cerca un'attività congeniale per integrare un reddito: c'è chi lascia le grandi città, dando nuova vita alla casa natìa situata magari in zone turisticamente interessanti, ci sono coppie di pensionati, c'è chi invece fa un investimento mirato per riqualificare il proprio immobile".

8  dicembre  2004

  Massimo Mencaglia
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Lo apro anch'io
Aprire un bed and breakfast non è un'impresa titanica ma è meglio farlo in modo oculato. L'Anbba come.htm offre alcuni suggerimenti sul suo sito e molti altri si possono trovare in libreria. Tra gli ultimi vademecum sul tema sono "Come aprire un b&b in Italia" e "Promozione e comunicazione per i nuovi operatori turistici" (ed Franco Angeli). Le due autrici (Apollonio - Carosella) partono dal presupposto che se un turista va in un b&b è perché: ha voglia di casa, di libertà e semplicità, di coccole e autenticità, insomma di essere ospitato in modo informale e simpatico. Fondamentale perciò è imparare ad avere con l'ospite un rapporto diretto: dal primo approccio (per telefono o di persona), al soggiorno, al dopo.
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