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Il risparmio impossibile

Un sondaggio realizzato da Ipsos per l’Acri rivela che gli italiani preferiscono acquistare immobili o accumulare liquidità piuttosto che realizzare altri tipi di investimento

Gli italiani non riescono più a far quadrare il bilancio familiare. E se arrivare alla fine del mese è per molti un'impresa ardua, riuscire a risparmiare risulta quasi impossibile. Crescono incertezza e preoccupazione per il futuro (sia per i livelli di occupazione che di reddito) e si allarga la diffidenza nei confronti degli strumenti finanziari, anche di quelli tradizionalmente ritenuti meno a rischio. Unico rifugio sicuro sembra essere rimasto il mattone.

Questo è quanto emerge dall'indagine realizzata da Ipsos per l'Acri in occasione dell'80esima Giornata Mondiale del Risparmio, celebrata il 5 novembre 2004. L'immagine è quella di un paese in crisi in cui il risparmio è "soffocato" (il 48% degli italiani dichiara di aver consumato tutto il proprio reddito e solo un 34% afferma di essere riuscito a risparmiare) e si conferma il progressivo impoverimento della classe media. Se da una parte, infatti, la maggior parte delle famiglie in difficoltà appartiene a un ceto medio/basso, con un basso titolo di studio, è il ceto medio/alto (professionisti, lavoratori autonomi, impiegati, insegnanti) a risentire sempre di più di una continua perdita di solidità economica e del potere d'acquisto.

In particolare, di fronte a un 19% di famiglie che rivela un trend positivo (nell'ultimo anno sono riuscite a risparmiare e lo faranno anche nei prossimi 12 mesi) e un 6% in risalita (l'anno precedente hanno speso tutto senza intaccare i risparmi, ma per il futuro prevede di risparmiare di più), c'è anche un 23% di famiglie che "galleggiano" (ha speso tutto senza fare ricorso ai risparmi e senza contrarre debiti e pensa che farà lo stesso anche nel prossimi 12 mesi oppure ha usato i risparmi o ha contratto debiti, ma per l'anno prossimo pensa di risparmiare di più), un 14% di famiglie in discesa (sono riuscite a risparmiare, ma risparmieranno di meno), un 21% di famiglie in crisi moderata (che hanno consumato tutto il reddito e nei prossimi 12 mesi pensano di risparmiare di meno) e un preoccupante 14% di famiglie in grave crisi che ha utilizzato tutti i risparmi o si è indebitata e pensa che in futuro la situazione non cambi.

Fra coloro che risparmiano, invece, solo l'11% propende per strumenti finanziari sicuri come i titoli di stato, i certificati di deposito, le polizze assicurative vita e i fondi pensione. Mentre sono pochissimi quelli che scelgono di rischiare (il 4%). Unica fiducia consolidata quella nell' investimento immobiliare: bel il 70% degli italiani, infatti, ritiene che l'acquisto di una casa sia l'unico metodo sicuro per salvaguardare il proprio denaro.Una tendenza in fortissima crescita se si pensa che nel 2001 erano poco più della metà (39%). In alternativa molti (oggi rappresentano il 68% della popolazione, contro il 47% del 2001) scelgono l'accumulo di liquidità.

Ad aumentare è anche l'attenzione nei confronti della destinazione finale dei propri investimenti (56%): meglio le attività che contribuiscono allo sviluppo del Paese (34%), seguite da quelle rivolte allo sviluppo della propria zona di residenza (27%) e dalle iniziative di solidarietà (26%) che sono però preferite dai giovani (31%). In calo, invece, la preoccupazione che i soldi investiti possano contribuire al finanziamento di attività illecite (solo il 4%).

7  novembre  2004

  Alice Voltolina
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Ottimismo solo fra i giovani
Mentre la maggior parte degli italiani è sempre più preoccupata per il proprio futuro una ventata di ottimismo arriva dai giovani. Sono proprio i ragazzi fra i 18 e i 30 anni (e in particolare fra i 25 e i 30 anni, cioè coloro che si stanno affacciando al mondo del lavoro) ad auspicare per sé un miglioramento, avendo fiducia in un futuro, vantaggioso cambiamento della propria condizione economica. Un gruppo, questo, che rientra in quel 30% scarso degli intervistati che si dichiara sostanzialmente ottimista rispetto alle previsioni di andamento dell'economia italiana, contro il 46% dei pessimisti e il 20% circa di coloro che hanno una percezione di sostanziale stabilità.
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