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Il pane fresco è in pericolo

Gli operatori del settore lanciano l'allarme:
i consumatori rischiano di non poter più riconoscere quello tradizionale da quello industriale

Il pane fresco è sempre più in pericolo: a insidiare la scelta dei consumatori ora ci si è messa anche l'Unione Europea. La Commissione ha infatti recentemente espresso un parere negativo, per incompatibilità con il diritto comunitario, sulla proposta di legge italiana per la produzione e commercializzazione del pane. Un testo unificato in tutela di quello fresco, realizzato con ingredienti selezionati e procedimenti tradizionali, che vedeva l'accordo di maggioranza e opposizione, presentato già a dicembre scorso alla Camera e osteggiato a livello comunitario dai produttori di pane precotto e congelato di Spagna, Francia e Germania.

A lanciare l'allarme per la difesa di un simbolo del made in Italy, che dà lavoro a 400mila persone e genera un fatturato annuo di 7,8 milioni di euro, sono stati l'onorevole. Antonio Mazzocchi (An), relatore e coordinatore in Commissione agricoltura del testo, e gli operatori del settore, che hanno lanciato una petizione popolare da presentare al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

«Nessuno vuole fare battaglie contro i supermercati che vendono anche questo prodotto, ma chi acquista ha il diritto di sapere per legge che il pane doc è diverso» ha spiegato Mazzocchi in una conferenza stampa indetta dalla Federazione dei Panificatori a cui hanno partecipato anche Confesercenti, Confartigianato, Cna Alimentare e Casartigiani. Il governo italiano si è battuto per difendere molti prodotti tradizionali, «Ora ci aspettiamo faccia lo stesso in difesa del pane fresco» ha spiegato il presidente della Federazione italiana panificatori, Edvino Jerain.

Confartigianato, Cna Alimentare e Casartigiani sono intenzionati a proporre un marchio comunitario di "Specialità tradizionale garantita", mentre Confesercenti ha richiamato l'attenzione sulle 25mila piccole e medie imprese coinvolte. «Oggi il commercio alimentare è per il 70% nelle mani della grande distribuzione. Questo 70% è anche attivo nell'imporre politiche di prezzo nel nostro Paese».

Per la Coldiretti il rischio riguarda non riguarda soltanto i metodi di lavorazione tradizionale ma anche l'origine del grano. Nel 2004 l'Italia ha prodotto 3 milioni di tonnellate di grano tenero e importato 2,3 milioni di tonnellate che rischiano di essere destinate proprio alla produzione di prodotti poi spacciati come "made in Italy".

Un'indagine commissionata l'anno scorso dalla Federazione italiana panificatori alla Swg ha evidenziato che l'86% degli italiani mangia pane tutti i giorni e nel 96,9% dei casi è convinto di comprare pane fresco. Le tecniche di conservazione impiegate per quello di produzione industriale (congelato, precotto o confezionato già affettato) sono invece molto diverse, tanto che normalmente viene utilizzato alcol etilico per impedire la formazione di muffe.

28  ottobre  2004

  Manuela Magistris
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Norme antitruffa per la passata di pomodoro
Giro di vite sull'uso di concentrato di pomodoro importato dalla Cina. Il prodotto che si ottiene dalla diluizione del concentrato di pomodoro potrà essere messo in vendita sul mercato italiano solo con una denominazione tale da non creare confusione con la "passata di pomodoro", ossia quella che si ottiene dalla spremitura diretta del pomodoro fresco. Lo ha stabilito il ministero delle Attività Produttive in una circolare pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale. Fino a ora il pomodoro cinese di prima trasformazione era diluito e mescolato con il prodotto italiano a tal punto da finire sulle tavole di tutto il mondo come "made in Italy" a condimento dei piatti tipici. Un passo importante, ha detto la Coldiretti che però deve essere completato con l'emanazione del decreto che rende obbligatoria l'indicazione in etichetta dell'origine o provenienza del pomodoro utilizzato come previsto dalla legge 204/2004. Per le passate le famiglie italiane spendono circa 166 milioni di euro all'anno.
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