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Gli "astrologi" dell'economia I maghi delle previsioni finanziarie sbagliano tanto e sovente. E se adesso dicono che il futuro è grigio, possiamo sperare
Fare previsioni è sempre difficile. Sia che si tratti della schedina del Totocalcio (il SuperEnalotto risponde più a criteri statistici che "divinatori"), sia che riguardi la meteorologia, per non parlare di chi vincerà il Festival di Sanremo o Miss Italia, o dell’oroscopo quotidiano.
Ma se ci si addentra nelle previsioni economiche, quelle che gli esperti chiamano un po’ pomposamente outlook, non rimane che fare una cosa: ricorrere agli scongiuri. Anche se, poi, non è detto che i soloni ci azzecchino. Anzi. Se guardiamo all’anno da poco trascorso, per esempio, sembra che ministri, strategist, guru ed economisti abbiano fatto a chi l’ha sparata più grossa. Qualche numero fa, il settimanale "Il Mondo", ne aveva presentato un’ampia galleria. A cominciare da Abby Cohen, "ben pagata strategist di Goldman Sachs". Nel 2002 aveva scommesso sul rialzo di Wall Street, con un indice S&P (lo standard per la valutazione del rendimento dei titoli a grande capitalizzazione sul mercato borsistico statunitense) a quota 1.425. Ha chiuso a 880. Ma la Cohen era in buona compagnia. In casa nostra, tanto per prendere un nome a caso, Marco Mazzucchelli – racconta Il Mondo – numero uno di Sanpaolo Imi wm, era sicuro: «Meglio la Borsa delle obbligazioni». Risultato: Piazza Affari a –23,7% (ma a Francoforte è andata peggio: -45%) mentre l’indice europeo dei Bond (il Jpm global) ha fatto segnare un +7,91%.
I bufala’s specialist, comunque, sono una schiera. Anche sul fronte macroeconomico. Lasciando perdere il presidente del Consiglio, che non aveva dubbi sulla ripresa nella seconda metà del 2002 (annunciando peraltro, già il 15 gennaio dello scorso anno, «secondo i nostri dati la ripresa economica è già incominciata»), ma che comunque non può essere annoverato tra i tecnici in senso stretto e che in ogni caso ha l’obbligo istituzionale dell’ottimismo, veniamo ai guru. Il governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan, è uno di quelli che vedevano rosa. In Italia, Davide Croff, amministratore delegato Bnl, si lanciava in rosee previsioni su «un’Italia al di sopra della media di crescita europea» e il ministro Giulio Tremonti, nel Dpef di luglio, indicava una crescita del Pil a +1,3%. Insomma, una sovrastima di un punto in percentuale.
Su inflazione e prezzi, poi, è meglio stendere il pietoso velo del silenzio sulle tranquillizzanti dichiarazioni del ministro per le Attività produttive Antonio Marzano, del sottosegretario all'Economia Mario Baldassarri, del presidente Bce Wim Duisenberg, dell’economista di area ulivista Giacomo Vaciago. Prendendo le rilevazioni del prudentissimo Istat, la media annua dell’inflazione 2002 è stata del +2,5%. E Tremonti è costretto ad ammettere: «Adesso si accorgono che la divisa unica ha causato inflazione. Noi l’avevamo detto un anno fa». Ma di queste dichiarazioni non ce n’è traccia.
Se queste sono le premesse, per il prossimo anno possiamo stare tranquilli. Infatti, strategist e guru hanno dato una mano di grigio alle loro rosee previsioni, rivedendo al ribasso le stime di crescita di Usa ed Eurolandia. Con un rischio-guerra che pesa sul futuro delle Borse e dell’economia, all’orizzonte una sola cosa è sicura: una cupa incertezza. E quindi, la "previsione" più appropriata appare quella Adair Turner, banchiere e vice presidente della Merrill Lynch Holdings: «Non c'è paura, non ci sentiamo sull'orlo di una crisi economica, - ha dichiarato Turner - sappiamo anzi che il momento della crescita tornerà, ma la politica e l'economia ci danno ragioni di preoccupazione e quindi non sappiamo né come né quando quel momento arriverà».
Insomma, se non piove pioverà. E, anche se non ci sarà il sole, prima o poi comunque la notte finirà. Meglio gli oroscopi?
28
gennaio
2003
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