|
Scarpe dello Stivale in crisi In cinque mesi il settore calzaturiero italiano ha perso 6mila posti di lavoro, ma è tutto il "Made in Italy" a non tirare. Aspettando il tifone Cina...
Le eleganti scarpe italiane? Colano a picco. I famosi prodotti gastronomici del Belpaese? In discesa. Anche una punta di diamante come il mobile soffre. Il made in Italy continua a non tirare e la produzione industriale crolla: è la sentenza che emerge dai dati Istat. Calzature e alimentari registrano pesanti battute d'arresto sia in luglio sia nei primi sette mesi dell'anno, contribuendo in modo determinante alla brusca frenata dell'indice generale della produzione industriale italiana che mette a segno in luglio un calo del 3,7%.
In particolare, le industrie alimentari hanno perso il 6,5%, mentre quelle di pelli e calzature accusano una flessione della produzione dell'11,4% rispetto a luglio 2003. In soli cinque mesi il settore calzaturiero italiano ha perso 6mila posti di lavoro, «e nessuno ne parla - fa notare il presidente dell'Anci, Rossano Soldini - la gente non lo sa, forse perché non abbiamo la stessa visibilità di Alitalia». Con l'entrata della Cina nel Wto e lo smantellamento delle ultime quote all'importazione, dal primo gennaio 2005, le cose potrebbero ancora andare peggio, e molto - avvertono gli industriali calzaturieri - che chiedono a Governo e Unione Europea di prendere serie iniziative, a partire dall'obbligatorietà d'indicazione del marchio d'origine e all'apertura di un grande negoziato Ue-Cina.
Pronta la ricetta del ministro per le Attività Produttive, Antonio Marzano, secondo il quale, «i fattori principali della crisi del settore sono da ricercare nell'agguerrita competizione internazionale, nell'apprezzamento dell'euro, nella forte concorrenza da parte dei Paesi emergenti, come esempio la Cina». E dunque secondo Marzano «è necessaria una maggiore competitività nella qualità: dobbiamo fare in modo - ha commentato - che si dica sempre, questa scarpa è italiana ed è un gioiello». Poi occorre tutelare il made in Italy dal problema della contraffazione attraverso la protezione dei marchi «per favorire sì la concorrenza, ma una concorrenza leale». Ma il problema per eccellenza per il ministro è quello della dimensione delle imprese: «Sono troppo frammentate e il Governo deve intervenire anche con incentivi per favorire acquisizioni o fusioni. Per farle crescere».
Sull'ostile influenza della Cina non tutti si trovano d'accordo. Per spiegare la sua posizione durante un convegno dedicato al futuro delle piccole e medie imprese, Riccardo Illy (imprenditore di successo e Presidente della regione Friuli Venezia Giulia) ha deciso di usare una metafora, quella della "rana bollita". Se immergiamo una rana in una pentola d'acqua fredda, che poi portiamo ad ebollizione, la rana morirà nell'acqua bollente. Buttandola invece in una pentola d'acqua calda la rana reagirà istintivamente alla scottatura, saltando fuori dalla pentola. Il nostro Paese, scottato dall'acqua bollente, ha indicato Illy, deve reagire subito e la ''scossa Cina'' può in definitiva risultare salutare per il Made in Italy.
27
settembre
2004
|
|