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La "sfida" degli editori

I libri si vendono, ma i lettori sono pochi. Il Governo chiamato ad agire per un'"opera di educazione civica e non commerciale"

Non solo gli italiani leggono poco, ma sono pochi anche quelli che leggono: al di là della crudezza delle cifre, il fenomeno della scarsa lettura e quindi della diffusione dei libri, come quella dei giornali e dei periodici, è "endemico" nel nostro Paese. Bravissimi ad accogliere novità tecnologiche come i telefonini, meno bravi col computer, gli italiani hanno una propensione alla comunicazione verbale spiccata che li porta a privilegiare alcuni media piuttosto di altri. Questa è una delle ipotesi avanzate nel corso degli "Stati Generali dell'Aie" (Associazione Italiana Editori) tenutisi di recente a Roma, dove politici, intellettuali, manager e operatori del settore librario-editoriale si sono confrontati cercando di tracciare una politica culturale a favore del libro. "Gap" culturale a parte, il problema è: come far leggere di più nell'éra di internet, dei telefonini e della tv? Vista dalla parte degli editori, la domanda suona: "come vendere più libri?"

Gli editori hanno fatto loro parte e la stanno facendo. Sul fronte dell'offerta, sfruttando le sinergie con gli altri media, vecchi e "nuovi": si pensi al fenomeno di portata mondiale dei libri venduti online (il libro è, con i dischi, il prodotto più venduto dell'e-commerce). Hanno poi trasformato le loro librerie in luoghi di lettura e di ritrovo polifunzionali. E soprattutto, stanno sfruttando a pieno da qualche anno un "nuovo" canale di distribuzione: l'edicola. Una scelta che ha creato qualche attrito coi librai. Qui il successo è stato dirompente e anche inaspettato. Secondo l'Aie, nel 2002 furono vendute 44-45 milioni di copie di libri in edicola con un giro d'affari di 220 milioni di euro; nel 2003 le copie sono salite a 62-64 milioni e il fatturato a 328 milioni di Euro. Le stime di quest'anno sono più che lusinghiere: 72-75 milioni di copie con un fatturato che si aggira sui 400 milioni. Il tutto senza aver influito negativamente sulle vendite tradizionali. Il seppur ristretto popolo dei lettori ha quindi risposto bene all'offerta in edicola che forse ha avuto anche il merito di catturare qualche nuovo adepto. Questa è la missione più difficile da compiere, in parte di competenza dei genitori e della scuola, cioè degli educatori, in parte paradossalmente dalla televisione. Il rapporto tra libro e tv è da sempre stato controverso, un po' perché fare programmi sui libri è difficile (e quando vengono realizzati vengono proposti in orari impossibili), un po' perché forse non si è mai pensato di realizzare quella che Marcello Veneziani, attuale consigliere di amministrazione Rai, chiama la "diffusione virale" del libro. Una sorta di "persuasione occulta" presente nei vari programmi, dai film alla fiction, allo spettacolo, nella quale la figura del lettore diventa "positiva" e attrattiva. Insomma, se Humphrey Bogart avesse avuto il "vizio" della lettura anziché del fumo...

La "diffusione virale" della lettura" può funzionare, sostengono gli editori, se accompagnata da almeno alcune iniziative istituzionali delle quali si è fatto portavoce Ferruccio De Bortoli, vicepresidente Aie. La prima è relativa alla difesa del diritto d'autore: gli editori ravvisarono in quella che fu la prima scrittura del decreto Urbani una sorta di discriminazione nei loro confronti che fu in parte cancellata dalla versione definitiva. Temono però, comunque, che le maglie della libertà di riproduzione si possano allargare soprattutto a favore degli internauti. E poi c'è l'annunciata "legge del libro" (senza fondi), la difesa della lingua e della letteratura italiana. Insomma, per dirla con De Bortoli, «un'opera di educazione civica, non un'operazione di mercato». A conclusione delle giornate dell'Aie, nel corso delle quali non sono mancati diversi spunti polemici nei confronti del Governo, la diessina Giovanna Melandri, ex ministro per i Beni Culturali, ha inviato al ministro Urbani una lettera nella quale lamenta la mancanza di una politica culturale di questo esecutivo accompagnandola con un libro di favole. Urbani ha ricambiato con otto volumi intitolati: "Il Governo Berlusconi per la cultura, lo spettacolo e lo sport". Chi di cultura ferisce...

19  settembre  2004

  Andrea Muti
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Bocciati
in lettura
In Italia si legge poco. Tra i grandi Paesi europei, il nostro è quello in cui la diffusione della lettura di libri presenta le percentuali più basse: il 42,2% contro il 44,3% della Francia, il 49,8% della Germania, il 52,9% dell'Olanda, il 54,9% della Danimarca, il 63,2% del Regno Unito, fino ad arrivare al 71,8% della Svezia. Per avere un'idea generale della situazione, basta considerare che il mercato della lettura dei libri in Italia riguarda 22,8 milioni di persone su 55 milioni di italiani con più di 6 anni. Un dato che sintetizza lo scarso consumo culturale diffuso nel nostro Paese, confermato da altri dati poco confortanti come il fatto che solo il 40% degli italiani legge quotidiani, il 19% va a teatro, il 28% è stato in un museo o a una mostra d'arte almeno una volta nell'ultimo anno, il 9% frequenta concerti di musica classica e il 19% concerti di altro genere, Anche al cinema ci va solo un italiano su due.
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