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"Carissima" medaglia... Onorificenze olimpiche: motivo d'orgoglio o pane per collezionisti?
Per alcuni è il momento in cui cogliere tutti i frutti maturati in quattro anni di duro lavoro e interminabili sacrifici. Per altri è un appuntamento che corona una stagione (o una carriera) di successi e soddisfazioni. Altri ancora la considerano un'occasione imperdibile per uscire dal tunnel della disciplina di nicchia e ritrovarsi, almeno per una volta, con una foto pubblicata sulla prima pagina di qualche quotidiano. Comune denominatore, nonché protagonista assoluta dei sogni di ciascun atleta, non può che essere la medaglia olimpica. Perché, calciatori nostrani a parte, l'onorificenza ai Giochi rappresenta il top dello sport mondiale. Un valore che non si esaurisce con i pochi istanti di celebrità ottenuti in diretta tv e che non si limita all'importanza affettiva di un pezzo di metallo pregiato appeso al muro: ogni medaglia, sentimenti a parte, assicura anche lauti compensi. Diversi Paesi hanno, infatti, deciso di corrispondere premi molto consistenti agli atleti capaci di conquistare un gradino del podio ad Atene2004. Tra i più generosi, l'ospitante Grecia che offrirà 230.000 dollari americani (più la garanzia di un lavoro a tempo indeterminato) ai propri atleti d'oro. Per i successivi gradini ci si dovrà accontentare di 160.000 e 88.000 euro. Ma non è quella ellenica a guidare la singolarissima classifica delle nazioni più generose: Singapore ha messo sul piatto un milione, 500.000 e 250.000 dollari per gli atleti medagliati. La via di mezzo è Taiwan che premierà i suoi eroi con 294.000, 147.000 e 117.000 dollari. Grecia a parte, i premi delle nazioni europee sono decisamente più contenuti: si va dai 50.000 dollari per un oro in Russia, ai modestissimi 18.000 della Germania. Apparentemente scarso è anche l'investimento degli Usa (25.000, 15.000, 10.000 i corrispettivi dei tre gradini del podio). Considerando gli straordinari compensi che gli sponsor "devolvono" ai propri testimonial, ci si rende conto che questi premi non sono che le briciole di una torta decisamente più grande. Per quel che riguarda l'Italia, il Coni ha stabilito che la medaglia d'oro varrà 120.000 euro, quella d'argento 65.000, mentre il bronzo 40.000. Ma al di là dell'importanza affettiva, del prestigio agonistico e dei compensi derivanti, qual è il valore intrinseco di una medaglia? È l'azienda greca Efsimon Collection - che ha curato la realizzazione degli oltre tremila esemplari, di cui 986 sono d'oro, 986 d'argento e 1.150 di bronzo - a comunicare che sono stati utilizzati tredici chili di oro puro, una tonnellata di argento e una di bronzo. Considerando il peso di ciascuna medaglia, che si aggira sui 150 grammi per 60 mm, e le attuali quotazioni dei metalli preziosi (l'oro vale poco meno di 11 € al grammo, l'argento addirittura 0,18) si capisce che il valore intrinseco è piuttosto basso. Soprattutto in virtù del fatto che la massima onorificenza olimpica è semplicemente placcata: al suo interno vi è infatti una base di argento puro. A impreziosire la medaglia olimpica, tuttavia, ci pensano design e processo di lavorazione. Ai Giochi di Amsterdam del 1928, sul lato anteriore delle medaglie campeggiava l'immagine di Nike, la dea della vittoria, seduta in un'arena. Nell'edizione del 2004, invece, Nike viene raffigurata mentre scende dal cielo per calare nello stadio Panathinaikon, l'impianto che ha ospitato i Giochi ateniesi del 1896. Riguardo al processo di lavorazione, il rivestimento d'oro svizzero (di 75 micron anziché i classici 50) è stato raffinato da quindici artigiani di origine greca, specializzati in incisioni e rifiniture. Considerando, inoltre, che le riproduzioni non saranno fedeli all'originale (le dimensioni sono ridotte di un centimetro), e che il numero dei possessori sarà piuttosto ristretto, è facile capire che se il valore intrinseco è relativamente scarso, quello reale è molto alto. Situazione che potrebbe spingere qualche atleta meno agiato a scatenare un'asta alla ricerca di qualche collezionista generoso. Ci sarà un oggetto in meno da esibire con orgoglio, ma in fin dai conti non si vive di sola gloria. Neanche se olimpica.
27
agosto
2004
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