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Cibi, la guerra delle etichette

La legge adesso impone l'obbigo di indicare la provenienza delle materie prime. Ma l'industria alimentare attacca: così non si difende il Made in Italy. E l'Unione Europea...

Basta ai finti alimenti Made in Italy. Addio alle false passate fatte con pomodori tailandesi, al latte prodotto da mucche sudamericane e all'olio fatto con olive greche. D'ora in poi, fedele alleato del consumatore, sarà l'etichetta che dovrà contenere obbligatoriamente anche le informazioni sull'origine della materia prima prevalente. Lo ha stabilito il recente decreto sull'etichettatura degli alimenti approvato definitivamente il 31 luglio e in fase di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Il provvedimento si pone l'obiettivo di fare definitiva chiarezza sulla provenienza di prodotti che possono ingannare i consumatori sfruttando impropriamente alcune tipologie di denominazioni. La scritta "Passata di pomodoro", ad esempio, potrà essere impiegata solo per i succhi ottenuti con la spremitura di vero pomodoro e non per quelli concentrati e allungati con acqua. Per l'olio "vergine ed extravergine", si prevede l'obbligo di indicare la provenienza delle olive in contrapposizione a chi impiega materie prime d'importazione proponendo ugualmente una denominazione tipica del made in Italy. Inoltre, il decreto stabilisce una volta per tutte il divieto di utilizzo del termine "Latte fresco" per i prodotti microfiltrati.

«Si è definitivamente completato - ha detto il presidente di Coldiretti, Paolo Bedoni - il percorso di trasparenza iniziato con l'approvazione delle norme sull'etichettatura di origine della carne bovina, con l'obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, con l'arrivo del codice di identificazione per le uova e a partire dal primo agosto per il miele. Non solo si prevede esplicitamente la carta di identità per latte fresco e passata di pomodoro nonché l'obbligo di dichiarare in etichetta l'origine delle olive per gli oli vergini ed extravergini, ma - ha concluso Bedoni - si tolgono dall'anonimato tutti i prodotti alimentari: dal pollame alla carne di maiale, dalle conserve vegetali ai succhi di frutta».

Già dal primo gennaio 2002, infatti, l'etichetta delle carni bovine deve riportare il codice di identificazione degli animali e del Paese di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento. Nel punto vendita, per la carne venduta a taglio, l'etichetta può essere sostituita con una informazione fornita per iscritto e in modo visibile. Per la frutta e le verdure fresche, sono obbligatorie sulle etichette le indicazioni dell'origine, della varietà e della categoria. Dal primo gennaio 2004 è obbligatorio per le uova il codice sul guscio. Il primo numero indica il tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all'aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), il secondo lo Stato in cui è stato deposto (esempio: IT), seguono le indicazioni relative al codice Istat del Comune, alla sigla della Provincia e infine il codice distintivo dell'allevatore. Il pesce deve sempre riportare l'indicazione di origine (se pescato in mare, zona di cattura, in acqua dolce o allevato).

Ma la nuova norma sull'etichettatura rischia di trovare ostacoli in sede europea, come è già accaduto in passato. L'Ue protebbe contestare una sorta di discriminazione per le materie prime provenienti dagli altri Stati membri per offrire una maggiore tutela solo degli alimenti rigorosamente Made in Italy.

In ogni caso un nemico se l'è già fatto. È Federalimentare, l'associazione dell'industria alimentare: «Questa è una legge sbagliata - ha spiegato il presidente, Luigi Rossi di Montelera - e non introduce elementi di maggiore tutela in favore dei consumatori. Inoltre, mina la storia del made in Italy alimentare, che è qualcosa di ben più ampio della semplice origine italiana delle materie prime utilizzate. Si mette in discussione lo stesso concetto di made in Italy, identificandolo con la materia prima e ignorando che la qualità dei prodotti alimentari dipende anche dalla straordinaria capacità dei nostri imprenditori di selezionare e miscelare sapientemente materie prime, nazionali ed estere, lavorandole secondo ricette e tecnologie originali e garantendole con l'affidabilità del proprio marchio».

7  agosto  2004

  Mauro Milesi
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Alimenti e Salute Dal ministero
"C'è più gusto" Campagna delle Politiche Agricole
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Miele doc
Etichetta obbligatoria per riconoscere e distinguere il miele italiano da quello di importazione. Il 21 luglio è entrato in vigore il decreto Legislativo 179/2004 di attuazione della direttiva 2001/110/CE, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20/7/2004, concernente la produzione e la commercializzazione del miele che prevede anche l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto.
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