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Il "bollino blu" dell'Unesco

Essere inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell'umanità porta gloria, business ma anche degrado

Per un monumento, un palazzo o un sito, entrare nella lista del Patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco vuol dire la gloria. Trovarsi accanto alle piramidi di Egitto e alla Grande Muraglia cinese fa venire i brividi. È come ricevere il Nobel. Ma l'eventuale inclusione tra le grandi opere dell'antichità non interessa solo gli specialisti della storia dell'arte. Le ricadute economiche per le città o le regioni coinvolte sono polpose e scatenano appetiti feroci. Inoltre non è tutto oro quel che è vecchio e il pedaggio da pagare al turismo di massa è carissimo in termini di degrado ambientale.

Se la città di Venezia non ha certo aspettato il nullaosta dell'Unesco per calamitare i viaggiatori, altre invece, con l'inclusione nella lista, si sono trovate improvvisamente proiettate nel firmamento del turismo internazionale. La città fortificata francese di Carcassonne, inserita nella lista dei siti protetti solo nel 1999, ha registrato un aumento del flusso dei visitatori del 20 per cento in un anno. E con l'arrivo dei turisti cresce l'indotto: alberghi, ristoranti e commercio. Con un fatturato che trascina e coinvolge l'intera regione. A completare il quadro ci pensano le agenzie di viaggi e i tour operator che includono i siti dell'Unesco nei loro prodotti. E così il "bollino blu" diventa vittima del proprio successo.

Con uno sponsor involontario del calibro dell'Unesco la fiumana di turisti rischia di travolgere la vita di piccoli centri non attrezzati per sopportare tali concentrazioni di gente. E non è che l'inizio. Secondo l'Omt (Organizzazione mondiale del turismo) "sui 700 milioni di spostamenti internazionali all'anno, una proporzione importante e crescente si dedica alla scoperta del patrimonio culturale". Ma il bello deve ancora venire: per il 2020 l'organizzazione prevede il triplicarsi del volume turistico. Intanto l'Unesco tiene d'occhio le sue creature - anzi, quelle di tutti - e può sempre ritirarle dalla sua lista d'oro. Insomma, niente paura: non ci sarà una funivia che passerà sopra Machu Picchu. Anche perché l'Unesco è prodiga di consigli e dà raccomandazioni sui modi per proteggere i siti storici dall'eccessivo entusiasmo dei turisti.

Per fronteggiare con più efficacia il pericolo di queste moderne orde a venire l'Unesco ha cambiato le condizioni d'iscrizione alla famosa lista. Contrariamente a quanto succedeva in passato ogni nazione potrà proporre un solo sito all'anno. Ma ciò non basta. All'incremento del turismo manca soltanto un aspetto che non sempre accompagna lo sviluppo: la sostenibilità.

17  luglio  2004

  Michel Paganini
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