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Wal Mart, guai a catena

Il rischio di una gigantesca causa collettiva di lavoro per discriminazione sessuale è solo l'ultimo colpo all'immagine del gigante della distribuzione. Che spera di sbarcare al più presto in Europa

Il gigante è nei guai: Wal Mart, colosso mondiale della grande distribuzione, rischia di essere protagonista della più imponente azione collettiva mai intentata negli Stati Uniti nei confronti di un datore di lavoro privato. A colpire in piena fronte Golia, questa volta, è stato un Davide al femminile. Sei Davide al femminile, per l'esattezza: tante sono le ex dipendenti del negozio di Bentonville, Arkansas, che hanno intentato e vinto una causa alla società. L'accusa? Discriminazione sessuale sull'avanzamento di carriera e di retribuzione rispetto ai colleghi di sesso maschile.

La sentenza è stata emessa dal giudice federale di San Francisco e potrebbe fare da apripista a una serie di cause per tutte le donne che dal 26 dicembre del 1998 hanno prestato servizio presso la catena di grandi magazzini: un milione e 600mila. Una cifra enorme, che diventa ancora più significativa se si pensa che Wal Mart, che si riconferma per il terzo anno di fila al primo posto tra le 500 maggiori aziende del mondo nella graduatoria compilata dalla rivista Fortune, è il più grande datore di lavoro degli Stati Uniti (con 1 milione e 300mila persone a libro paga). Il magistrato non si sarà fatto sfuggire un altro particolare: due terzi dei dipendenti sono donne, ma a livello di dirigenza le donne costituiscono solo poco più di un terzo del totale e solo il 14% di loro ricopre la carica di top manager nei 3mila negozi della catena. Stando a quanto affermato dalle sei promotrici dell'azione legale, le donne guadagnano dal 5 al 15 per cento in meno rispetto agli uomini a parità di anzianità e capacità.

La società, del resto, non è nuova a simili accuse, in passato tutte "risolte" fuori dai tribunali a suon di bigliettoni. E soprattutto è in buona compagnia: nel 1997, pagò milioni di dollari per un caso di discriminazione sessuale nei confronti di 25mila donne, ma un anno prima 100 milioni erano stati pagati rispettivamente da Coca Cola e Texaco per risolvere in via extragiudiziale guai dello stesso tipo. Come se non bastasse, all'inizio dell'anno, un blitz dell'Fbi aveva permesso di scoprire che numerosi dipendenti di Wal Mart erano immigrati senza regolare permesso di lavoro. A seguito di quell'indagine, era anche emerso che alcuni manager dei negozi chiudevano a chiave i loro dipendenti del turno di notte all'interno dello stabilimento, in apparenza per evitare furti.

Inutile dire che l'immagine del colosso è ora in caduta libera, quasi come le quotazioni del suo titolo, che alla fine di giugno sono scese al di sotto del minimo degli ultimi cinque mesi e mezzo. E dire che, esattamente un anno, fa la catena delle catene aveva fatto un passo avanti in favore della difesa dei diritti degli omosessuali annunciando a gran voce che avrebbe allargato le norme che regolano la discriminazione sul luogo di lavoro includendo anche lavoratori gay e lavoratrici lesbiche (ma, allo stesso tempo, ribadendo di non aver intenzione di estendere i benefici sanitari alle coppie non sposate). Mona Williams, vice presidente per le comunicazioni della Wal-Mart, aveva dichiarato per l'occasione «Vogliamo che tutti i nostri dipendenti si sentano valorizzati e trattati alla stessa maniera, senza eccezioni». Adesso un milione e 600mila donne hanno in mano le carte per smentirla.

5  luglio  2004

  Elena Cipriani
  dalla rete
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in Europa
Wal Mart è «interessato ad espandersi in qualsiasi paese d'Europa che ne offra la possibilità, con l'apertura di propri negozi o attraverso grandi acquisizioni». Lo ha detto Lee Scott, amministratore delegato del gruppo.
Un Wall-Mart
qui? Per carità!
In Vermont, il National Trust for Historic Preservation, un'organizzazione che punta alla difesa dei luoghi storici degli Usa, si è recentemente fatta portavoce di molti cittadini dello stato americano che temono l'invasione dei negozi della catena. Secondo i locali, l'arrivo dei grandi centri commerciali nelle vicinanze di piccoli centri urbani porta solo disordine, traffico e immondizia. Wal Mart ha scatenato reazioni simili anche nei californiani di Inglewood, che hanno bloccato analoghi progetti di espansione, e negli abitanti di Chicago, che si stanno opponendo all'apertura di nuovi punti di vendita nella parte meridionale della città.
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