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Fine del boom per il mattone

Compravendita immobiliare sostanzialmente stabile, mentre crolla il comparto negozi. Bene box e posti auto...

Il boom del mattone è finito. Il mercato immobiliare italiano, dopo la crescita degli anni passati, nel corso del 2003 ha registrato un -1,1%. Quasi un abisso rispetto al +14% dell'anno precedente. I dati, contenuti nel Rapporto 2003 realizzato dall'Agenzia del Territorio, parlano chiaro. Il comparto commerciale ha subito un tracollo, mentre quello residenziale tutto sommato "non tira" ma tiene. Al contrario il settore "altri immobili", che include per lo più box e posti auto, soprattutto nelle grandi città ha registrato un deciso aumento.

Due anni fa l'abolizione dell'Imposta sull'incremento del valore degli immobili (Invim) e gli sgravi fiscali della Tremonti bis avevano incentivato la compravendita, soprattutto degli i commerciali (+27%). Col la fine delle agevolazioni, però, i 12 mesi successivi ha registrato un calo della compravendita di negozi in media dell'11,2. Complessivamente il settore commerciale ha registrato una riduzione delle compravendite in 78 province e di queste 19 registrano diminuzioni superiori al 20% (il crollo del mercato è localizzato tra Lombardia, Veneto e Emilia Romagna). Con le sue 762.085 transazioni nel 2003, il mercato delle case residenziali invece tiene. Aumentano le compravendite di case in 53 province, ma nella maggior parte dei casi l'incremento è inferiore al 5%. Bene invece box e posti auto e anche se l'incremento nazionale è stato solo dell'1% in alcune città, come Milano la crescita è stata del 15,3%.

La fine del periodo d'oro del mattone è da cercare anche nell'aumento dei tassi di mercato che hanno portato le richieste di finanziamento immobiliare a -8,9%. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Mortgage Bankers Association l'indice delle domande di finanziamento ha registrato la quinta flessione, scendendo dell'86% rispetto a un anno fa. Nello specifico l'indice dei mutui per la compravendita di abitazioni ha registrato un -6%. Un fattore che di certo non incrementa la voglia di investire nel mattone.

Tabella con le variazioni percentuali 2002-3 dei dieci principali mercati provinciali che assorbono il 38% del mercato nazionale (fonte: Agenzia del Territorio)
Provincia Redidenziale Commerciale Altro Totale
MILANO

0,8

-7,7

15,3

4,7

ROMA

-3,9

-7,7

2,8

-2,1

TORINO

-2,4

-8,1

-0,2

-2,2

BOLOGNA

3,6

-3,0

-5,1

-2,0

VICENZA

-1,0

-33,4

2,3

-1,8

VERONA

-0,5

-20,7

5,4

1,3

BRESCIA

5,7

-26,2

2,1

-0,5

TREVISO

2,5

-23,8

1,4

-1,0

BERGAMO

1,5

-20,6

-2,7

-3,2

NAPOLI

-3,4

6,9

-2,8

-1,5

Media Italia

0,1

-11,2

1,0

-1,1



28  giugno  2004

  Alessandra Del Re
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Cara casa
Quasi venti anni di stipendio per potersi permettere un appartamento di 90 metri quadri in una zona semicentrale di una grande città. Secondo Federconsumatori dal 2001 al 2004 le annualità necessarie per acquistare una casa di media dimensione sono passate da 15,3 a 18,8 (+23%). E per coloro che percepiscono un reddito fisso (senza adeguamento al costo della vita) gli anni di stipendio necessari sono passati da 15,3 a 20,6. Un risultato che deriva soprattutto dall'impennata del costo degli appartamenti a metro quadro (+34,1%), solo parzialmente bilanciata dalla crescita delle retribuzioni dell'8,7%. Il prezzo in città è passato dai circa 3.100 euro a quasi 4.200 euro. Per i redditi l'aumento è stato invece da 18.400 a circa 20mila euro. Gli anni di maggiore aumento del costo degli immobili sono stati il 2002 e il 2003, con incrementi annui che secondo l'associazione hanno oscillato tra il 12 e il 13%. «Ciò dimostra che il mercato immobiliare segue oggi una logica
speculativa
e puramente finanziaria che poco ha a che fare con il valore d'uso delle abitazioni. - denuncia Federconsumatori - In questa situazione emerge in tutta la sua evidenza l'assenza di un'azione di governo del mercato immobiliare che riporti il prezzo delle abitazioni a livelli accessibili alle famiglie di reddito medio basso».
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