Libero Community Blog Video News Mail Search ADSL & Internet
  Cerca le notizie    nel web 
  Mattutino | Newsletter   Meteo 
 
   le nuove news
   come eravamo
   editoriali
   webmagazine
   speciali
   noi2000
   gossip
   internet life
   newsletter

 
Il nuovo lavoro è fai-da-te

Rapporto Censis: gli ultimi dieci anni hanno visto un'esplosione dell'impresa individuale

Agli italiani il lavoro piace autonomo. Nell'economia globalizzata e tecnologica sempre più cittadini si rimboccano le maniche e decidono di mettersi in proprio. I dati del nuovo rapporto Censis "Come siamo cambiati: una struttura socio-economica molecolare in lenta evoluzione", illustrata recentemente a Roma, parlano chiaro: il 71% dei nuovi posti di lavoro creati negli ultimi dieci anni è frutto dell'iniziativa spontanea degli italiani che si sono inventati un lavoro.

Dal 1991 al 2001 sono stati creati 1.838.000 nuovi posti di lavoro con un incremento del 7,8% del livello occupazionale. Il numero delle imprese è cresciuto in Italia del 23,7% arrivando a superare la quota di 4 milioni (per l'esattezza 4.083.966). «Un fenomeno senza precedenti - spiega il Censis - che fa passare la capillarità imprenditoriale sul territorio italiano da 5,8 imprese ogni cento abitanti del 1991, a 7,2 nel 2001». A crescere sono state soprattutto le imprese individuali, quelle costituite da un solo addetto, il titolare. Un altro fenomeno registrato dal Censis è la riduzione della dimensione dell'impresa che è passata da 4,4 a 3,8 addetti. Inoltre il 46,4% delle aziende occupa meno di 10 dipendenti: si è verificato dunque una "polverizzazione del tessuto produttivo".

A guidare questo sviluppo della microimpresa sono il Nord-Ovest e il Centro, con un incremento rispettivamente del 63,4% e 66,9%. Più contenuto il fenomeno nel Nord-Est e nel Sud (43,3% e 36%), che il Censis spiega con un consolidamento maggiore del tessuto imprenditoriale e una crescita del volume occupazionale. Se Milano è in testa alla classifica del numero di nuove imprese davanti a Roma (108mila contro 106mila), la capitale presenta il tasso di crescita più alto (152% contro 120,1% di Milano). «A determinare un'ulteriore miniaturizzazione del tessuto economico - continua il Censis - è stato l'evidente trasferimento di risorse economiche e professionali dal mondo dell'industria e del commercio a quello dei servizi».

Mentre il lavoro interinale rappresenta uno strumento diffuso tanto nelle imprese industriali che in quelle di servizio, il contratto di collaborazione risulta invece quasi esclusivo appannaggio di quest'ultimi: nel 2001 su 100 co.co.co., quasi 80 lavoravano nel terziario, in particolare in attività immobiliari, informatiche, di servizio alle imprese, nel commercio (ingrosso e dettaglio) e nei servizi sociali.

Dal rapporto emerge un universo "all'interno del quale coesistono componenti diversi, per tipologia, età e professionalità, il cui unico comune denominatore è il progressivo affievolimento dei vincoli di appartenenza rispetto alle strutture e da una sempre più marcata propensione all'autonomia e alla responsabilità". Ne deriva un'individualizzazione del lavoro che si manifesta in una "progressiva erosione dei confini tra lavoro indipendente e dipendente, e l'assimilazione da parte di quest'ultimo, dei significati e delle modalità di organizzazione delle attività proprie del primo".

12  giugno  2004

  Michel Paganini
  dalla rete
Welfare Il ministero del Lavoro e delle politiche sociali
Italiani, che lavoratori! Sono i meno assenteisti d'Europa
La legge Biagi Nuove tipologie contrattuali. Dal job on call al job sharing

vai all'archivio di economia

Italiani contenti della loro posizione sociale
Delle loro condizioni socio-economiche individuali gli italiani sembrano abbastanza sdoddisfatti. È quanto rivela il rapporto Censis, che ha preso il polso agli italiani. Secondo lo studio il 67% degli adulti ritiene che la propria posizione sociale sia migliorata rispetto a quella della famiglia di origine, mentre per il 32% è rimasta invariata e solo il 6,9% la rietiene peggiorata. Per il 58,4% la percezione del livello di benessere economico è migliorata, per il 28,6% è sempre la stessa e per il 13% la considera peggiorata. Il livello culturale è aumentato per il 75,8% delle persone come anche la posizione professionale che è ritenuta migliore dal 64,1% degli italiani.
© ITALIAONLINE 2017 - P. IVA 03970540963 -  Pubblicità  - Aiuto  - Info  - Condizioni d'uso  - Privacy  - Libero Easy