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Google, prima la guerra,
poi la Borsa

Quotarsi al Nasdaq non è una scampagnata neppure per il primo motore di ricerca del mondo

Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, la decisione di Google di fare il suo ingresso nel listino del Nasdaq al termine della sua offerta pubblica di acquisto (Opa) a 2,7 miliardi di dollari, non è stata di buon auspicio. Dallo scorso 29 aprile, data che simbolicamente viene ormai "celebrata" come il segno della prossima rinascita della net economy, Google e i suoi due giovani fondatori, Sergey Brin e Larry Page, sono stati oggetto di una serie di iniziative "ostili" che rischiano di rovinare il loro sogno. Un sogno che potrebbe valere un tesoro: gli analisti più ottimisti ritengono che il prezzo di ogni singola azione potrebbe aggirarsi intorno a 90 dollari.

È proprio questo che si teme, perché il meccanismo di collocamento "democratico" scelto da Brin e Page funziona né più né meno che come un'asta alla quale i cittadini possono partecipare online, via telefono o fax. I primi a scendere in campo sono stati i grossi investitori. In prima fila, il fondo pensioni degli insegnanti di New York (Tiia-Cref), uno dei più influenti del Paese con un capitale investito di 300 miliardi di dollari. Il fondo ha chiesto uno "sconto" sul prezzo delle azioni anche alla luce di una semplice considerazione: il fatto che Brin e Page abbiano diviso i titoli di Google in due classi, la A e la B, la prima con un diritto di voto per azione e la seconda con dieci diritti di voto per azione, non garantirebbe la necessaria trasparenza. Un requisito ormai d'obbligo dopo gli scandali di Wall Street. Non si sa se l'appello di questo big investor sia rimasto o no inascoltato, certo Brin e Page hanno anche altre gatte da pelare. In particolare, rischiano di passare i prossimi mesi nelle aule dei tribunali. Di mezzo ci si sono messi anche gli eredi di Edward Kasner, il matematico che nel 1930 coniò l'espressione "Googol" per indicare la cifra "1" seguita da cento zeri. Brin e Page, anch'essi matematici, non hanno mai negato di essersi ispirati a quel nome per il loro marchio, ma nel contempo non hanno mai scucito un dollaro per questo. Gli eredi, in definitiva, non chiedono grandi cose, solo il fatto di poter partecipare all'Opa da insider. Ma su questo sono pronti a dare battaglia.

Un altro dei grattacapi di Brin e Page riguarda la pubblicità. La questione è molto più importante della precedente visto che garantisce a Google ricavi per un miliardo di dollari (2003) e andrebbe direttamente a intaccare il meccanismo stesso con cui Google vende i suoi spazi. Cosa rimproverano la compagnia assicurativa statunitense Geico e la francese Axa a Google? Il motore di ricerca più utilizzato nel mondo avrebbe "abusato" delle proprie potenzialità,che vanno ovviamente oltre a quelle di ricercare un prodotto. Ed è proprio il fatto che nella schermata dei risultati appaia il prodotto ricercato insieme ai banner e ai link dei prodotti concorrenti che non va giù a chi, per quella pubblicità, ha pagato.

L'ultima vertenza, in ordine temporale, che ha visto Google protagonista riguarda il suo servizio "g-mail", ("g" sta per 1 gigabyte, lo spazio disponibile per utente) per ora ancora in versione beta, ma destinato a superare il successo del servizio di posta del diretto concorrente Yahoo. La scorsa settimana il Senato della California ha votato un regolamento che limiterebbe molto le potenzialità di questo servizio di posta elettronica gratuito, ma con inserzioni pubblicitarie. Le inserzioni sarebbero, nelle intenzioni di Google, targhettizzate e scelte sulla base di una scansione per keyword del contenuto della mail. Il che pone ovviamente dei problemi di tutela della privacy. A esprimersi in merito sarà l'Assemblea dello Stato della California. Tutto questo mentre i principali concorrenti di Google, Yahoo e Microsoft, non stanno a guardare. In particolare la società di Bill Gates entro quest'anno avrà la versione test del suo motore di ricerca, che intende inglobare nella versione di Windows nel 2006 e si chiamerà "Longhorn".

3  giugno  2004

  Andrea Muti
  dalla rete
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Quando piove
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La quotazione in Borsa di Google renderà ricchi soprattutto quelli che già lo sono: il New York Times ha rivelato che personaggi come il golfista Tiger Woods, l'ex Segretario di Stato Usa, Henri Kissinger, il campione dell'Nba, Shaquille O'Neal risultano tra i titolari di opzioni della nota matricola. A beneficiare del collocamento, esclusi i fondatori Brin e Page, vi sarebbero anche il governatore della California, Arnold Swarzenegger ed esponenti della new economy come Pierre Omydar, fondatore di eBay; Shawn Fannin, creatore di Napster. Accanto a loro vi sarebbero anche l'Università di Stanford, ateneo di provenienza dei due fondatori e due giganti del mondo mediatico statunitense, America On Line e il rivale Yahoo.
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