|
La fabbrica delle parole I quotidiani italiani, miniere di neologismi
La vitalità di una lingua si misura a partire da diversi aspetti. Uno di questi è la capacità che essa ha di creare nuove parole che si affermano ed entrano nell'uso quotidiano e, da lì, nel vocabolario. L'italiano, da questo punto di vista, è un idioma vivo e una delle fucine nelle quali si forgiano termini ed espressioni che poi passano nel parlato di tutti i giorni è quella dei quotidiani.
Ragionando sulle cifre, i quotidiani di casa nostra hanno creato 5.059 nuove parole ed espressioni tra il 1998 e il 2003, rilevate e catalogate in maniera scientifica da due linguisti, Giovanni Adamo e Valeria Della Valle, e riportate nel volume "Neologismi quotidiani. Un dizionario a cavallo del millennio" (Olschki). I due studiosi hanno scandagliato 33 quotidiani nazionali durante 5 anni e hanno rilevato una straordinaria prolificità linguistica, che attraversa tutti gli ambiti dei diversi giornali: dalla cronaca all'economia, dallo sport alla scienza, dalla politica allo spettacolo, alla moda.
Solo qualche esempio: dalla moda arrivano "lustrinato", "supergriffato", "vintage", "vestitista"; dallo spettacolo "gialappismo", "pornoimpresario", "palinsestista", "superospite"; dalla politica "cattoleghista", "indultino", "cerchiobotteggiare", "inciucista"; dalla scienza e dall'Ict "geneticamente modificato", "spamming", "portabilità del numero", "triband"; dallo sport "gol-fantasma", "maxisqualifica", "salvacalcio", "calciodipendente", "mangiallenatori"; dall'economia "sbloccacentrali", "eurorincari", "denaro elettronico"; dalla cronaca "cane-killer", "baby-accattone", "bingomania", "canile-lager", "bioedilizia", "ecomotorino".
Si tratta di neologismi eterogenei, che però non sfuggono ad alcuni meccanismi tipici della formazione di nuove parole, che possono essere ottenute per derivazione (derivate da termini già esistenti), composizione (combinazioni di due o più unità lessicali) e spostamento semantico (provenienti da parole già esistenti, il cui significato viene traslato tramite figure retoriche). Notevole poi il fenomeno dei prestiti integrali (parole ed espressioni prese da un'altra lingua e utilizzate pari pari in italiano come, per esempio, "day hospital") e degli adattamenti (vocaboli stranieri italianizzati, vedi "mobbizzare").
Di fronte a una tale quantità di parole nuove, ci si può chiedere quante di esse avranno fortuna e vita propria nei prossimi anni. Difficile dirlo oggi. Molti neologismi sono stati infatti coniati sull'onda emotiva creata da fatti particolari, episodi che hanno colpito l'immaginazione collettiva e dato vita a forme lessicali che, spesso, hanno vissuto lo spazio di tempo della notizia stessa. A volte l'invenzione del termine è stata funzionale a un suo utilizzo negli spazi ridotti e telegrafici di un titolo, altre volte è stata pensata insieme a un artificio grafico (grassetto, corsivo, virgolettato) che ne ha aumentato l'impatto visivo ed emozionale, magari insinuando doppi sensi o ammiccamenti.
Sia come sia, la parola ora è lì scritta, stampata, registrata, catalogata, e l'italiano l'ha fatta propria. Che si tratti realmente di un arricchimento, è questione che pertiene più alla filosofia che alla linguistica; certo è che anche oggi i giornali non tradiscono l'attitudine che hanno sempre avuto, sin dalla loro nascita, a farsi creatori di lingua. Spesso effimera, volatile, ma sempre lingua.
13
gennaio
2004
|
|