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Il velo della discordia Ai due lati del Mediterraneo il "foulard di Allah" è al centro di polemiche
Che si chiami hijab, burka, chador o più genericamente velo islamico, il "foulard di Allah" si trova in mezzo alla bufera. Di qua e di là dal Mediterraneo c'è aria di burrasca e se le autorità francesi invocano la "laïcité de la République" per vietarne l'uso, in Germania la Corte costituzionale ha stabilito recentemente che recarsi a scuola e fare lezione col capo coperto dal foulard è lecito. Anche se aggiunge che spetterà poi ai singoli Länder la decisione di vietarlo o meno. Insomma, non c'è pace intorno al velo e le autorità di molti Paesi si trovano spiazzate davanti a un fenomeno che si estende a macchia d'olio.
Ma chi pensa che la controversia riguardi esclusivamente i Paesi europei si sbaglia di grosso. Non sono solo le musulmane in Europa a lottare per il diritto di indossare l'hijab. In Egitto il governo è impegnato in una campagna di laicizzazione del Paese, nel tentativo di allontanare il pericolo di una recrudescenza dell'integralismo che minerebbe la stabilità interna. Per le autorità, mostrare in televisione il velo islamico potrebbe convincere gli attivisti islamici a utilizzare questo simbolo per rafforzare l'attaccamento alla sharia, la legge islamica, in tutti i settori della vita pubblica.
In senso opposto, la televisione del Qatar "al Jazeera" aveva stupito tutti recentemente quando, per la prima volta dalla sua nascita nel 1996, aveva mandato in onda la conduttrice del tg con il capo coperto. È stata una specifica decisione della giornalista, aveva poi spiegato il direttore dell'emittente satellitare in lingua araba, Ibrahim Hilal.
«Sì, nelle terre dell'Islam - scrive Fawzia Zouari in un saggio pubblicato recentemente in Francia e intitolato "Il velo islamico" - il velo è sempre stato oggetto di infiniti dibattiti. Innanzitutto non è l'Islam ad averlo inventato. Esisteva già tra i Persiani, Greci, Romani e Cristiani. Designava la donna di alto rango, la moglie legittima, la madre ed era un segno di distinzione sociale». Ma l'autrice aggiunge anche che non esiste nel Corano «nessun passaggio che impone alla donna musulmana di portare il velo, solo una raccomandazione». Testimonianza evidente del fatto che questo pezzetto di stoffa continua a dividere anche chi lo dovrebbe, se non difendere, quantomeno favorire.
28
dicembre
2003
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