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Il Dna svela il giallo
del Boiardo

Gli esperti delle indagini scientifiche dell'Arma risolvono un enigma vecchio di 500 anni con le stesse tecniche per scoprire gli assassini

Anche questa volta si trattava di un giallo. E anche questa volta c'era di mezzo un cadavere, anzi addirittura più di uno. Ma sullo sfondo non c'era alcun efferato delitto e neppure un colpevole da ricercare. Questa volta bisognava risolvere un enigma vecchio di cinquecento anni.

Sono stati i carabinieri del Racis (Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche), i professionisti delle indagini scientifiche dell'Arma a dare un contributo decisivo nella ricerca della vera sepoltura di uno dei più grandi poeti della letteratura italiana. Abituati alle scene del crimine, in prima linea a Cogne come a Novi Ligure, in questo caso hanno dovuto scoprire il mistero che Matteo Maria Boiardo ci ha lasciato dopo la sua morte. Fino a poche settimane fa, nessuno studioso al mondo ha mai potuto affermare con certezza in quale luogo si trovassero le spoglie dell'autore dell'Orlando innamorato. Adesso, grazie alle stesse tecniche applicate per scoprire gli assassini, l'enigma è stato risolto. Il Boiardo riposa in una cripta sotto la chiesa della Natività della Beata Vergine di Scandiano, paese natale del poeta (prima che di Romano Prodi), in provincia di Reggio Emilia. La chiesa che fu eretta nella prima metà del Quattrocento proprio per volere di Feltrino Boiardo, nonno dello scrittore.

La scoperta è stata promossa dal Comitato scandianese per il recupero dei beni culturali e, in prima linea, del suo presidente, Silvano Vinceti che ha curato anche per la Rai un ciclo di quattro puntate interamente dedicato a questa operazione - con il titolo "L'enigma Boiardo".

I militari in camice bianco sono entrati in azione dopo che erano già state portate a termine numerose ricerche innanzitutto sul piano storico-documentale e successivamente su quelli archeologico e speleologico. Ricerche che hanno permesso di individuare una sala sepolcrale sotto il pavimento della chiesa di Scandiano - davanti all'altare maggiore, ma posizionata sul lato sinistro della navata - dove presumibilmente si sarebbero trovate le spoglie del poeta.

Nel corso degli scavi, in realtà, sono emerse tre cripte contenenti ossa e resti umani: una databile al Settecento e due dell'epoca in cui visse e morì il Boiardo. Proprio in queste ultime si è concentrata l'attenzione degli studiosi. Le successive analisi antropometriche hanno individuato in una delle due cripte dei reperti riconducibili al poeta. In particolare, le prime analisi hanno confermato che il sesso, l'età presunta della morte e l'altezza di uno dei due cadaveri presenti nella cripta erano del tutto riconducibili all'autore dell'Orlando innamorato. Un particolare, quest'ultimo, non da sottovalutare perché il Boiardo misurava circa 1,75 metri, un'altezza rara per quei tempi.

Con il conforto di questi elementi, i carabinieri dei Ris di Parma e Roma (i reparti territoriali che fanno capo al Racis) sono stati chiamati a fornire la prova del nove: quella proveniente dall'analisi genetica. In sostanza, gli esperti dell'Arma hanno cercato di trovare un rapporto di parentela diretta tra il Dna dei reperti riconducibili al Boiardo (in primo piano un dente) e il Dna degli altri resti presenti nelle due camere sepolcrali prese in esame che potevano essere ricondotti alla madre, al padre, al nonno e al figlio del poeta.

Un compito molto complesso sul piano scientifico perché i reperti a disposizione dei carabinieri erano altamente degradati e corrotti da un'infinita serie di agenti esterni accumulatisi con il passare del tempo. Attraverso un procedimento scientifico rigorosissimo e un'analisi dei campioni altamente sofisticata, gli uomini del Racis sono riusciti a trovare la conferma proveniente dal corredo genetico che stabiliva un rapporto di parentela diretta tra i Dna recuperati nelle cripte.

«È stato un banco di prova importantissimo - ha spiegato il capitano Gianpietro Lago, che coordina la sezioneBiologia del Ris di Roma - una vera e propria sfida. Le analisi sono state molto difficili: pochissimi laboratori al mondo sono in grado di fare simili operazioni. Questa indagine ci ha permesso di prendere ancora di più coscienza del valore delle nostre tecnologie e delle nostre competenze al di là della prospettiva criminalistica. In ogni caso le tecniche impiegate per analizzare reperti così antichi sono del tutto simili a quelle utilizzate nei casi più estremi come, ad esempio, un cadavere in alto stato di decomposizione». Ma non è tutto: «Bisogna aggiungere - ha continuato il capitano Lago - anche il fascino di lavorare sui resti di uno dei personaggi più grandi della letteratura italiana».

1  ottobre  2003

  Mauro Milesi
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Scandiano Patria del poeta

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Forse non tutti sanno che
Nato a Scandiano nel 1441 da Giovanni e Lucia Strozzi, Boiardo trascorse l'infanzia e la giovinezza a Ferrara, dove si inserì nella cerchia di letterati e artisti che gravitavano intorno alla corte estense.
Consigliere e uomo di fiducia del duca Ercole d'Este, curò la traduzione di numerose opere classiche dedicandosi anche alla lirica volgare. I numerosi sonetti e ballate dedicati secondo l'uso del tempo a una gentildonna, la reggiana Antonia Caprara, vennero in seguito raccolti nei tre Amorum libri, di chiaro influsso petrarchesco.
All'inizio degli anni Settanta del secolo, al seguito di Borso e poi di Sigismondo d'Este, Boiardo compì viaggi a Roma e a Napoli; fu proprio in questi anni che cominciò ad elaborare l'idea di un poema cavalleresco che trattasse le storie dei paladini di Carlo Magno.
Il poema in due libri dal titolo Orlando Innamorato venne terminato nel 1483 e venne dato alle stampe sia a Reggio che, qualche anno più tardi, a Venezia. Ai primi due libri ne seguì un terzo di soli nove canti; Boiardo sempre più pressato dai doveri politici non ebbe infatti il tempo di completarlo. Morì a Reggio Emilia nel 1494.
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