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Miriam Bendia
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Editori a perdere

Sono sempre di più gli autori esordienti truffati da stampatori senza scrupoli: ecco come difendersi

Aspiranti scrittori attenti: c'è chi lucra senza scrupoli sui vostri sogni di gloria. E così il vostro primo libro, invece di rendervi ricchi (!) può costarvi anche 5 o 10mila euro. Dipende dal contratto-sanguisuga che avete firmato con la casa editrice di turno. La fregatura si nasconde sotto nomi altisonanti, come editing, autopromozione, agente letterario, piano editoriale, recensioni, concorsi e quant'altro. Premessa: nella maggior parte dei casi è, notate bene, tutto perfettamente legale. Il gioco è semplice. L'improbabile scrittore propone la sua "opera" (romanzi, poesie, racconti) alle più note case editrici incassando ripetuti "no grazie, non ci interessa". Convinto del proprio talento, decide di non demordere e si rivolge a case editrici più piccole. Molte di loro sono serie, ma qualcuna non lo è poi molto. Arrivano così le prime proposte "indecenti", ispirate a un'unica filosofia: far pagare all'autore la stampa del proprio libro. L'editore si trasforma in un tipografo e il business (per lui) è assicurato: non investe di tasca propria sull'ingegno e sull'opera dell'esordiente ma si adopera solo per stampargli alcune centinaia di copie del suo libro. Che non verrà mai venduto a nessuno, naturalmente.

La truffa può essere più o meno velata. In alcuni casi gli editori richiedono all'autore un vero e proprio contributo spese. In cambio garantiscono l'inserimento del libro nel catalogo nazionale e la gestione della rete vendita grazie a improbabili distributori nazionali. Risultato: se anche il libro, per qualche miracolo, riscuotesse successo, sarebbe molto difficile reperirlo. In altri casi gli editori impongono all'aspirante scrittore di acquistare almeno 200 copie del libro stampato a un prezzo prefissato per contratto. Risultato: 4-5 milioni di vecchie lire per duecento libri. E dopo il danno arriva puntuale come sempre, la beffa: spesso la casa editrice stampa solo le copie che "vende" all'autore, nonostante l'impegno contrattuale di distribuire qualche migliaio di copie nelle librerie di mezza Italia. A trarre in inganno ingenui ragazzi, votati alla scrittura, sono spesso gli annunci di concorsi fittizi che compaiono sulle prime pagine dei quotidiani più venduti in Italia. Un riquadro sui santuari dell'informazione ha sempre il suo effetto. Costa all'incirca 16 milioni di lire a pubblicazione: i risultati economici devono essere fantastici, vista l'insistenza delle inserzioni. I ragazzi rispondono inviando speranzosi il proprio materiale. Le case editrici appaiono entusiaste, proponendo contratti come quelli citati: e il gioco è fatto. Alcune volte la fregatura si nasconde semplicemente nella "tassa di lettura" che i concorrenti devono pagare per partecipare al concorso.

Le trappole per un aspirante scrittore però non finiscono qui. Ce n'è un'altra da cui un esordiente deve tenersi alla larga: si chiama "agente letterario". Assomiglia al procuratore di un giocatore di calcio. Il suo compito è quello di assicurare contratti con case editrici, visibilità dell'opera prima dell'esordiente, pubblicità. Capita però che l'agente letterario intaschi la parcella dell'autore e scappi. E per chi fosse riuscito a scamparla fin'ora, ci sono le scuole di scrittura, che si preffigono di far diventare l'allievo uno scrittore in breve tempo. A caro prezzo, naturalmente. Inutile dire che non esistono ricette per diventare un autore di successo, né scuole in grado di istillare talento: altrimenti tutti correrebbero a frequentarle. Cosa fare dunque in questi casi? Per prima cosa bisogna scacciare la vergogna e raccontare apertamente la propria disavventura. Poi bisogna combattere, in tribunale se è necessario, per far valere i propri diritti. Proprio come suggerisce una giovane esordiente, dotata di talento, che dopo numerose vessazioni ha deciso di vuotare il sacco. Si chiama Miriam Bendìa e ha scritto un libro da leggere tutto d'un fiato, intitolato "Editori a perdere". Racconta le sue terribili esperienze, i soldi buttati al vento, cinque anni di dura gavetta. Insieme a Stampa alternativa, editore del libro, ha dato il via a un'iniziativa davvero interessante intitolata "Libri puliti" : un forum in rete in cui ognuno può denunciare le truffe di cui è stato oggetto. Un successo senza precedenti, visto il numero delle adesioni: speriamo contribuisca a limitare questo vergognoso mercato dei sogni.

24  marzo  2003

  Alessandro Gennari
  dalla rete
Il libro su misura Piccoli editori per grandi idee
Libri puliti Contro le truffe degli editori a pagamento
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Miriam Bendìa

Non credi che i giovani autori siano un po' ingenui? «Siamo ingenui, siamo arroganti, siamo accecati dalla nostra passione e dal nostro entusiasmo. In una parola: siamo giovani. Ma questo non da loro il diritto di raggirarci. La colpa è nostra e nostra colpa maggiore è il non coalizzarci.» Cosa consigli a chi si sente truffato? «È necessario impugnare il contratto editoriale che abbiamo firmato e esaminarlo punto per punto cercando di capire quali impegni assunti dall'editore a perdere non sono stati osservati. Solo così potremo far rispettare i nostri diritti e, se è il caso, liberarci da ogni vincolo contrattuale con il truffatore». Quanto tempo è passato da quando hai deciso di pubblicare il tuo primo libro a quando ci sei effettivamente riuscita? «Circa 10 anni. Il primo vero editore che ho incontrato è Marcello Baraghini di Stampa Alternativa e con lui ho pubblicato il mio primo vero libro (non a pagamento) nel marzo 2001».

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