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In difesa dell'italiano Il senatore Andrea Pastore e il "suo" Consiglio superiore della lingua italiana
Il Parlamento si muove in difesa dell'italiano. Il senatore Andrea Pastore, presidente della Commissione Affari Costituzionali, ha presentato nei mesi scorsi un disegno di legge per l'istituzione del Consiglio superiore della lingua italiana, sottoscritto anche da numerosi senatori. Una nuova "Accademia della Crusca" o che altro? Lo abbiamo chiesto al senatore Pastore.
Perché ha pensato a questa iniziativa? L'idea è nata per una serie di ragioni, non ultime quelle che hanno spinto ad analoghe iniziative parlamentari sulla salvaguardia della lingua italiana già presentate; parlo per esempio del disegno di legge costituzionale approvato dalla Camera e ora in discussione al Senato, che riconosce l'italiano come lingua ufficiale della Repubblica. Si tratta di atti legislativi che rispondono all'esigenza di mettere la lingua italiana, simbolo d'identità, storia e cultura nazionale, al centro dei valori del nostro Paese.
Quali i tempi per la realizzazione? Stiamo completando le audizioni in queste settimane, poi vedremo. Ancora tempi precisi non ci sono.
Il Consiglio della lingua sarà una "Crusca 2"? No. Si è pensato di costituire il Consiglio per tutelare e promuovere la nostra lingua, senza che abbia intenti dirigisti ma perché sappia cogliere i fermenti propri dell'italiano. Il Consiglio potrà essere un luogo d'incontro tra le componenti politiche e quelle scientifiche: ministeri dell'Istruzione e degli Esteri da una parte, accademie scientifiche dall'altra. Non dovrà assumere posizioni imperative.
Chi farà parte del Consiglio? Sui componenti ancora non posso dirle nulla. È previsto un comitato scientifico che gestisca il Consiglio e tenga alto il profilo "politico" della lingua italiana nel Paese.
Quali sono attualmente i nemici dell'italiano? Tutti i fenomeni che determinano una scarsa attenzione per la lingua. Per esempio, nel contesto europeo si teme che le lingue nazionali possano perdere le proprie caratteristiche di fronte ai processi di globalizzazione che privilegiano l'inglese come lingua della comunicazione internazionale. Ma esistono anche fenomeni uguali e contrari, come l'eccessiva valorizzazione dei dialetti locali; credo infatti che un eccessivo localismo linguistico possa creare problemi e intoppi all'italiano, senza nulla togliere alla ricchezza che i dialetti portano alla nostra cultura.
Nemici "global" e "no global" dunque... In un certo senso sì. Non dimentichiamo che un corretto uso della lingua permette di comunicare meglio, sia nel linguaggio ufficiale che informale: è importante che a livello comune l'italiano sia compreso da tutti.
Ovviamente avete tenuto ben presente l'articolo 6 della Costituzione... Certo, l'impegno è comunque alto per difendere i localismi, temperandone, come detto prima, gli eccessi.
E per i forestierismi? Sono una ricchezza per l'italiano, ma occorre rendersi conto che spesso molte parole straniere sono usate quasi per snobismo, quando in realtà esistono termini italiani perfettamente analoghi. Così come, al contrario, esistono parole intraducibili che dovrebbero essere tradotte invece che traslitterate. Il problema dunque non è "forestierismo sì o no", ma l'uso che si fa della parola.
Il Consiglio avrà voce in capitolo per quanto riguarda la lingua italiana nel mondo? L'italiano è una delle lingue il cui studio è tra i più richiesti nel mondo: è al quarto posto per numero di studenti e lo scorso anno gli istituti di cultura italiana all'estero hanno registrato un aumento di quasi il 40% di iscritti che vogliono apprendere la nostra lingua. Il Consiglio lavorerà per rinsaldare questa realtà.
E l'idea di redigere una grammatica ufficiale dell'italiano? È una iniziativa che ha suscitato molto scalpore, ma in realtà si tratta solo di una proposta, non certo di una imposizione. Comunque, il fatto che se ne parla significa che l'interesse sulla materia c'è ed è vivo.
Francia e Spagna hanno adottato iniziative analoghe per la difesa dei propri idiomi. Il Consiglio sarà creato sul loro modello? Non proprio. Saremo più moderati dei francesi, che nella salvaguardia della lingua sono molto radicali; quello spagnolo è invece un progetto scientifico, differente dal nostro. Noi vediamo il Consiglio come un luogo privilegiato dove discutere di un valore fondamentale della nostra identità nazionale. La sua prima missione sarà quella di valutare se si possono risolvere problemi legati alla lingua e, nel caso, vedere che tipo di indirizzo dare alle soluzioni proposte.
28
marzo
2003
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