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Imparare a fare i libri Ovvero, come diventare redattori di editoria libraria. Scade il 23 dicembre il bando del master 2005 della Fondazione Mondadori
Fare un libro. No, non leggerlo, e nemmeno scriverlo, proprio farlo: trasformare un'idea in qualcosa di concreto, da sfogliare, da leggere, da regalare e da amare. Scegliere la carta più adatta, litigare su un punto in più o in meno di interlinea, essere consapevoli che la giustezza non è solo qualcosa che ha a che fare con le proprietà morali di un'azione, scrivere una quarta di copertina, programmare i tempi giusti, conoscere le peculiarità di un mercato particolare come quello librario, fare del proprio meglio per non addormentarsi quando si fa una collazione, stendere un parere di lettura. In altre parole, essere redattori in editoria libraria.
Alla periferia nord di Milano, nelle vicinanze del quartiere Bovisa, c'è un edificio giallo e rosso. Qualcuno dell'ambiente avrebbe già sicuramente da ridire sull'opportunità di usare il termine "rosso", visto che in realtà dà più sul fucsia, a seconda delle condizioni di luce. In ogni caso, quale che sia il colore esatto, chi scrive circa un anno fa è entrato per la prima volta in quell'edificio. Consegnava alla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori la domanda e la documentazione per accedere alle selezioni del master in redattore di editoria libraria e, allora, non aveva idea che in questo mondo esiste anche uno strumento che si chiama tipometro.
Chi scrive ci è rientrato di nuovo il 16 febbraio 2004. Per entrarci praticamente tutti i giorni da allora fino alla metà di luglio, ma soprattutto per scoprire come si fa un libro.
Si comincia con un modulo di cultura editoriale in cui si impara cos'è stata e come si è evoluta l'arte di fare il libro e se ne conoscono i protagonisti. «Erich Linder…», comincia la professoressa Giovanna Rosa in una delle prime lezioni e praticamente tutti i corsisti all'unisono pensano "E chi è?", «…che naturalmente tutti voi conoscete visto che siete qui». Silenzio. Poi chi è stato Erich Linder, così come per altri nomi che hanno fatto la storia dell'editoria, ci sono state varie occasioni per scoprirlo.
Nel secondo modulo sono in prevalenza i docenti dell'Associazione Italiana Editori a spiegare quali sono le strutture dell'editoria libraria, come funziona il mercato del libro, quali sono gli attori in gioco, come districarsi nelle leggi sul diritto d'autore.
Modulo tre. Si passa al lavoro vero e proprio. Si corregge, si fanno riscontri, si aggiustano le bibliografie, si scrivono i risvolti e le schede per i librai. E si cura un "progetto libro" dall'inizio alla fine, realizzando un prodotto che finirà davvero sugli scaffali delle librerie.
Il master è riservato ai laureati in materie umanistiche. Per affrontare il modulo di economia in cui si apprendono gli strumenti di base a disposizione del redattore è sicuramente necessario un piccolo sforzo, ma voltare pagina e avere una buona preparazione anche in queste materie può risultare molto interessante.
Per l'editoria moderna a volte il libro sta stretto. Per questo motivo il modulo conclusivo è dedicato alla conoscenza delle tecnologie digitali e ai fondamenti di multimedialità.
Ma ancora non è finita. Dopo l'estate ci sono tre mesi di stage per affinare le competenze dei nuovi redattori.
Dicembre 2004. Il giorno 23 scade il bando per la nuova edizione del master e se qualcuno vuole diventare un redattore c'è un edificio giallo e rosso alla Bovisa che lo aspetta. Intanto, chi scrive ha imparato come si fa un libro e, adesso, sa che al mondo esistono anche i tipometri.
16
dicembre
2004
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