|
La fiera delle vanità Cresce la schiera dei seguaci della chirurgia estetica. In aumento anche gli interventi meno invasivi a base di "filler" riempitivi. Intanto nasce l'Osservatorio dermoplastico per monitorare gli effetti indesiderati di tali sostanze.
«La Vanità, decisamente il mio peccato preferito». Lo diceva Al Pacino nel film "L'Avvocato del diavolo". Ma la frase si adatta perfettamente a quell'esercito sempre più nutrito di persone che si sottopone ogni anno ad almeno un ritocco estetico.
In America nel 2003 gli interventi di chirurgia di questo tipo sono aumentati del 30% rispetto al 2002. A farla da leoni, o meglio leonesse, sono le donne, soprattutto quella fascia d'età che va dai 30 ai 40 anni e che rappresenta un momento particolarmente critico: compaiono i primi segni del tempo e non tutte riescono ad accettarlo. A maggior ragione in una società che ha fatto dell'apparire uno dei suoi punti di forza. Non a caso gli interventi estetici più gettonati sono la mastoplastica additiva, il rifacimento del naso, le palpebre e il lifting. Ma anche le adolescenti non sono immuni da questa ossessione. E se una volta desideravano, come regalo di maturità, il motorino, oggi chiedono invece un seno nuovo o un intervento di liposuzione.
La stessa industria dello spettacolo ha capito e cavalcato immediatamente il cavallo vincente: negli ultimi anni è letteralmente esploso il boom dei "reality con bisturi". Come Swan - cigno - , della rete americana Fox, in cui 16 concorrenti tra i 30 e i 40 anni vengono rapite per cinque mesi dalla produzione e seguite da un dream team di esperti (dentista, dermatologo, dietologo, estetista, chirurgo plastico) che lavora con un programma di trasformazione totale. Oppure Extreme Makeover sulla Abc, dove si rifanno i connotati a spese del network, Dr. 90210 sul canale E1, un giorno nell'esistenza di sette chirurghi plastici di Beverly Hills e "I want a Famous" su Mtv, con due gemelli dell'Arizona che hanno chiesto la faccia di Brad Pitt. Mentre in Italia è arrivato Bisturi, con tutta la sua querelle di polemiche, proteste e censure.
Fiorella Donati, chirurgo estetico con studio a Milano e a Londra, dice: «Merito di Swan è che va oltre i giudizi estremisti sulla chirurgia estetica. È sicuramente sbagliato seguire il ringiovanimento a ogni costo. Ma ha torto chi non accetta che nella società dell'apparire un intervento estetico possa rappresentare lo start da cui ricominciare una vita più gioiosa. C'è chi inizia dalla laurea e chi da un naso».
C'è comunque da sottolineare che nell'ultimo periodo si è registrato un grande incremento degli interventi meno invasivi, che garantiscono risultati senza ricorrere al bisturi, bensì attraverso i cosiddetti filler. Sostanze riempitive che vengono iniettate nelle aree in cui la struttura della pelle si è assottigliata, creando rughe e grinze, o dove si sono formate depressioni.
Esistono due tipi di filler, quelli riassorbibili, come il collagene e l'acido ialuronico, e quelli permanenti, silicone e metacrilato in primis, che non possono essere degradati nel tempo dall'azione del sistema immunitario. Mentre con i filler riassorbibili prima o poi l'effetto estetico svanisce, quelli non riassorbibili offrono una sorta di supporto stabile. Il problema è che, non venendo riassorbite, tali sostanze restano nella cute e si spostano dalla sede in cui erano state inizialmente iniettate, finendo con il creare inestetismi, come granulomi da corpo estraneo. Labbra a canotto e zigomi a palla di ping pong ne sono una dimostrazione.
La Società di dermatologia plastica-estetica ed oncologica (Isplad) ha istituito a tal proposito l'Osservatorio dermoplastico: un registro nazionale dedicato agli effetti indesiderati della chirurgia estetica, dovuti principalmente a tali sostanze iniettabili non riassorbibili.
Dice il professor Antonino di Pietro, presidente dell'Isplad: «Fino ad ora mancava controllo su quanto avviene nel tempo ai pazienti che si sono sottoposti a interventi estetici. Il registro permette una sorta di monitoraggio che serve tanto ai pazienti che agli specialisti. I primi possono ottenere trattamenti migliori, i secondi possono conoscere ed evitare di perpetrare terapie che l'esperienza clinica boccia a causa degli effetti indesiderati. Nonché di condividere le esperienze cliniche e migliorare le proprie conoscenze specifiche».
In ogni caso, se decidete di ricorrere a interventi di chirurgia estetica, «l'importante è che non siate avari», come raccomanda Ruben Oddenino, chirurgo estetico milanese e presidente dell'Associazione europea di chirurgia plastica. «Chi fa risparmiare il paziente lo fa risparmiando sulle strutture e quindi sulla sicurezza». D'altronde è la vanità, non l'avarizia, il vostro peccato preferito.
17
novembre
2004
|
|