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D'amore e d'accordo In America li chiamano pre-nuptial (o pre-nup) e sono regolati dalla legge. Praticamente un must in caso di matrimonio hollywoodiano. Niente viene lasciato al caso: dalla frequenza dei rapporti sessuali al prezzo da pagare per una scappatella
Una donna sta per portare Hugh Grant all'altare. E questa è già una notizia. L'altra, decisamente meno clamorosa, è che lei, Jemima Goldsmith, prima di decidersi a pronunciare il fatidico sì ha chiesto al suo futuro marito di mettere una firma in calce a una lunga lista di clausole. Pre-nuptial (o pre-nup), accordo prematrimoniale, si chiama così. Cavilli e postille da milioni di dollari. Stando a indiscrezioni spifferate da fonti molto vicine alla coppia (e riportate fedelmente dai tabloid britannici, Metropolitan Post in testa) Jemima (figlia del milionario anglo-francese Sir James Goldsmith ed ex moglie del campione di cricket e politico pakistano Imran Khan) sembra intenzionata a vietare al consorte la frequentazione di quartieri a luci rosse (pare abbia addirittura stilato un elenco dei luoghi proibiti). Ovviamente, con tutto l'amore possibile, certe cose non vanno sulla fiducia, così il buon Hugh, sottoscrivendo l'accordo, s'impegnerà a essere videoreperibile (e quindi videosorvegliato) 24 ore su 24. Quando e se il suo videotelefonino dovesse risultare spento o irraggiungibile o, peggio, quando dovesse trasmettere immagini "sospette", scatterebbero immediatamente i controlli di Jemima e, nella peggiore delle ipotesi, le beghe legali (leggasi ammende salatissime). E come darle torto? Dopo 13 anni di fidanzamento con la bella Liz Hurley, Hugh fu arrestato mentre faceva sesso in auto con la prostituta Divine Brown.
Armati di ottime intenzioni e profondi sentimenti, pare che anche Keanu Reeves e Autumn Macintosh (quotati all'altare entro fine 2004), insieme alla scelta dei fiori e quella del menu, stiano sistemando gli ultimi dettagli del loro accordo (ancora top secret).
In principio fu Jacqueline Lee Bouvier, ex signora Kennedy. Nel 1968, alla vigilia delle seconde nozze con il magnate greco Aristotele Onassis, Jackie gli sottopose un articolato pre-nuptial agreement corredato da un vero e proprio listino prezzi in caso di infrazione. I ben informati dell'epoca sostennero che, tra le varie clausole, ce ne fosse una sulla frequenza minima dei rapporti sessuali mensili.
Trent'anni dopo a far felici i tabloid di mezzo mondo è stata Catherine Zeta Jones. La splendida attrice gallese, il 6 gennaio del 2000, diffuse un comunicato con cui ufficializzava il fidanzamento e le imminenti nozze con Michael Douglas (25 anni più di lei). Il matrimonio venne celebrato con oltre un mese e mezzo di ritardo, semplicemente perché gli avvocati di lei non riuscirono a ultimare in tempo il robusto contratto pre-nuziale. La signora Douglas non ha voluto sentir ragioni: patti chiari (senza scadenza) e matrimonio lunghissimo. Alcuni clamorosi particolari dell'agreement furono riportati sulle pagine del Sun: in caso di divorzio, Catherine avrà un milione di sterline per ogni anno di matrimonio (un terzo di quanto preteso inizialmente dai suoi legali); molto più pesante il prezzo da pagare per Michael in caso di adulterio: 5 milioni di sterline per ogni scappatella.
Preziosi consigli sul pre-nup arrivano niente meno che da Madonna. Qualche tempo fa, dagli studi del "David Letterman Show", la pop star (fresca di nozze con Guy Ritchie) consigliò ai telespettatori di inserire una clausola sul copyright dei video sexy girati nell'intimità della propria camera da letto. La palma d'oro al romanticismo va alla coppia Basinger-Baldwin: nel 1993, quando furono celebrate le nozze, Kim aveva appena dichiarato bancarotta ma Alec non le chiese di sottoscrivere alcun accordo prematrimoniale. Così quando sette anni dopo il matrimonio naufragò, anche per la presunte love-story tra la Basinger e Al Pacino, Baldwin non potè appellarsi alle clausole anti-corna.
28
agosto
2004
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