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Nello spazio con Morfeo

Ibernare gli astronauti per i lunghi viaggi, un progetto di ricerca dell'Esa

L'esplorazione dello spazio richiederà all'uomo viaggi nello spazio sempre più lunghi e non ci sarebbe soluzione migliore dell'ibernazione per affrontarli. L'Agenzia spaziale europea (Esa) sta finanziando una ricerca proprio per renderla possibile: a occuparsene è la divisione "Advanced concepts team," guidata da Andrés Galvez.

Anche se per Bush sarà nel 2030, l'arrivo dell'uomo sul Pianeta Rosso presenta tuttavia numerosi problemi di diverso ordine. Anzitutto quello logistico. L'ingegneria spaziale sta studiando nuovi metodi di propulsione per compiere gli 80 milioni di km che lo separano dalla Terra. Sarebbero comunque necessari dai 6 ai 9 mesi di viaggio, almeno 30 tonnellate di acqua potabile per 6 membri di equipaggio (recuperabile in parte con un circuito chiuso) e cibo. Oltre a questo bisogna tenere conto della pressione psicologica esercitata su persone costrette a vivere e lavorare in uno spazio ristretto e degli effetti fisiologici che lo spazio ha sull'organismo (ridotta capacità muscolare, fragilità ossea, ecc.). Una volta risolti i problemi non sarebbe così difficile pensare a obiettivi ancora più ambiziosi, magari Titano, la più grande delle lune di Saturno, che alcuni pensano possa conservare dell'acqua.

«Integrare diverse discipline in modo tale da creare successivamente un sicuro ed efficace sistema di ibernazione umana sarà un cambiamento enorme. Ma, se realizzato, porterà benefici significativi ai viaggi spaziali», ha scritto Mark Ayre, che nell'Act si occupa di biomimetica, una disciplina che in questa ricerca svolge un ruolo chiave.

È importante però chiarire che non si tratta dell'ibernazione che si vede al cinema o in televisione, ma di quella già esistente in natura. «La cosa migliore sarebbe indurre uno stato di sonnolenza (stasi ipometabolica) più pesante di quello che affrontano gli animali nel periodo invernale», dice ancora Ayre nel suo rapporto “Morpheus – Hypometabolic stasis in humans for long term space flight”. Da un lato, quindi, lo studio dei meccanismi che i mammiferi (come orsi, tassi, oppossum e procioni) mettono in atto a livello comportamentale, ambientale e genetico, e dall'altro tutto ciò che ingegneria, genetica, medicina e farmacologia possono offrire.

Conoscere gli effetti sulle funzioni conoscitive e sul sistema immunitario, pensare a sviluppare un sistema di gravità artificiale o a una sorta di guscio autonomo che preservi il corpo nel suo lungo viaggio (tra Marte e la Terra le informazioni impiegano circa 20 minuti, ndr) sono solo alcuni dei problemi che la ricerca deve risolvere con tecnologie oggi in buona parte sconosciute.

Intanto si studiano gli effetti di alcuni composti sugli animali («Siamo ancora lontani dalla sperimentazione sull'uomo», ha spiegato Ayre) e a gennaio partirà un esperimento dell'Esa che studierà gli effetti fisiologici innescati nelle donne dall'assenza di gravità: 24 volontarie saranno bloccate a letto per 60 giorni filati in posizione inclinata.

15  agosto  2004

  Manuela Magistris
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I preparativi
«Se l'uomo vuole andare su Marte noi siamo già pronti», assicura Annalisa Dominoni, architetto spaziale del Politecnico di Milano e responsabile dei programmi ricerca dello SpaceLab che da anni collabora con Nasa, Esa e Asi. Per rispondere ai bisogni primari dei futuri abitanti di Marte si sta lavorando su cibo, bevande, lavatrici, vestiti, scarpe, letti, tavoli, sedie e illuminazione ad hoc. Oggi il luogo privilegiato per testare le nuove tecnologie è la Stazione spaziale internazionale (Iss) ma i progetti sono ben più ambiziosi. Entro il 2008 Bush ha assicurato che sarà testato e sviluppato un nuovo vascello che, nel 2015, porterà uomini sulla Luna per costruire la prima base abitata permanente mentre l’arrivo dell’uomo su Marte è previsto per il 2025-2030.
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