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Viaggio nel desiderio maschile Esaurito nel primo week end di uscita, il libro "Girls" di Nic Kelman fa infuriare le femministe e divide i lettori
Poco più che trentenne, laureato al Massachusetts Institute of Technology (Mit), allievo di Noam Chomsky e Marvin Minsky, Nic Kelman è il nuovo fenomeno letterario, in Italia come Oltreoceano. "Girls" è il suo primo libro. Il San Francisco Chronicle e il New York Journal lo hanno definito il migliore dell'anno, le associazioni femministe inglesi e americane lo hanno stroncato. È un viaggio nell'universo del desiderio maschile, è brutale, a volte scioccante, seducente, affascinante, disincantato e molto polemico. Il racconto è portato avanti da diversi io narranti, anzi, come dice l'autore, diversi masch-io narranti. Ognuno racconta della propria vita sessuale, delle mogli e delle amanti, delle fidanzate e delle ballerine di lap dance, delle prostitute e delle adolescenti provocatrici (soprattutto di quelle). Delle donne si fa un ritratto sconcertante. Si sfiora la pedofilia attraverso la ricerca di una purezza perduta da parte di uomini che fanno sesso con giovanissime ragazze, piccole ninfette estremamente provocanti.
Niente a che vedere con Melissa P. e i suoi "Cento colpi di spazzola", niente a che vedere con l'affollamento di romanzetti e pseudo-diari pruriginosi, a sfondo erotico, che affollano le librerie in questi giorni. La prosa di Kelman è trascinante, cerebrale, vergognosamente sincera e a tratti lirica.
Tra un paragrafo e l'altro, al racconto quasi ipnotico delle ossessioni sessuali dell'uomo contemporaneo, si alternano digressioni filosofiche, riflessioni sull'origine di alcune parole considerate "sporche" e passi tratti dall'Iliade e dall'Odissea. «I greci antichi - spiega Kelman - non avevano una parola per l'amore romantico. Per loro, l'amore per un oggetto e l'amore per una donna erano proprio lo stesso. Quando parlavano o scrivevano della relazione tra un uomo e una donna usavano parole che significavano possedere, tenere in gran conto, avere rapporti sessuali con. Quando Odisseo tornò a casa, lui e Penelope non si fecero le coccole. Scoparono».
Il ritratto che esce delle donne non è confortante, né tantomeno lusinghiero: isteriche, bugiarde, interessate ai soldi e a poco altro. Negli Stati Uniti le femministe si sono infuriate con le solite argomentazioni: sfruttamento dell'immagine della donna, violenza morale, eccetera. In Italia le 13mila copie della prima tiratura sono andate esaurite in quattro giorni. «I desideri di fondo - ha risposto Kelman - non sono mai cambiati nella storia dell'uomo, è cambiato il modo in cui li giudichiamo. Il rapporto che un uomo o una donna hanno con il sesso è legato alla cultura di appartenenza. In America per esempio c'è l'ossessione di una relazione equilibrata, in cui nessuno domina. È l'ossessione della società moderna. I giapponesi si sentono invece in colpa quando fanno sesso perché perdono il controllo e lo stesso è per gli inglesi. L'ossessione e il desiderio sono gli stessi in tutti i popoli e in tutti i millenni, quello che cambia è ciò che ci fa sentire colpevoli perché legato ai modelli della società a cui si appartiene e alle costrizioni sociali». E l'obiettivo di Kelman, che sull'onda del successo sta già scrivendo un secondo libro, è proprio questo: provocare e scardinare pregiudizi e sensi di colpa.
7
aprile
2004
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