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I nuovi Lanzichenecchi Le milizie mercenarie stanno tornando di moda e sono un grosso business
Le armi mercenarie «sono inutile e periculose; e, se uno tiene lo stato suo fondato in sulle arme mercenarie, non starà mai fermo né sicuro; perché le sono disunite, ambiziose, senza disciplina, infedeli ... non hanno altro amore né altra ragione che le tenga in campo, che un poco di stipendio, il quale non è sufficiente a fare che vogliano morire per te».
Con questo giudizio perentorio e senza appello quasi 500 anni fa Nicolò Machiavelli bollava le truppe mercenarie, bocciandole in modo netto. Forse non a caso nel corso dei secoli sono state sempre più scaricate dalle nazioni.
Ma la costante instabilità politica di numerosi paesi in via di sviluppo, il netto ridimensionamento delle spese militari delle grandi potenze, la necessità di rispondere in modo rapido, segreto e deciso in situazioni calde stanno facendo da stimolo alla riformazione di società militari private che intervengono a pagamento.
Secondo le stime fornite da Gabriella Pagliani, docente di Scienze politiche alla Cattolica di Milano, nel suo libro "Il mestiere della guerra" (Franco Angeli editore) il fatturato delle aziende che operano nel settore, già in crescita esponenziale, supererà i 200 miliardi di dollari nel 2010. Le moderne compagnie di ventura oggi si chiamano Private military companies (Pmc), sono società molto articolate, dispongono di siti per il reclutamento online ma mantengono un alto livello di segretezza e per questo poco visibili dall'esterno anche dal punto di vista finanziario: «Come scatole cinesi si fondono, si smembrano, cambiano indirizzi e sedi legali... i loro terminali sono conti cifrati in paradisi fiscali», come riporta la Pagliani.
Sono formate da soldati professionisti, per lo più «ex ufficiali delle forze speciali britanniche, sudafricane e rhodesiane, di nostalgici della Legione Straniera o di ex appartenenti a eserciti in smantellamento, come i soldati e gli ufficiali del dissolto impero sovietico». Secondo le fonti più accreditate solo negli Stati Uniti ci sono oltre 200mila uomini pronti a rispondere presente al reclutamento in forze militari a pagamento, ad allettarli la prospettiva di lauti guadagni: un soldato esperto può guadagnare anche 100mila dollari all'anno. Inoltre il crollo dell'Urss e la fine dell'apartheid in Sudafrica hanno liberato molta "manovalanza" disposta a imbracciare un mitra per intervenire su richiesta del migliore offerente in paesi dilaniati da guerre civili ma «ricche di risorse minerarie».
La zona di intervento più frequente è il continente africano dove la possibilità di avere un vantaggioso pagamento in natura con risorse come oro, diamanti e petrolio è più alta. E le previsioni fanno prevedere che il loro business sarà sempre più florido, nonostante siano guardati con diffidenza e la comunità internazionale li osservi con poca fiducia.
Per questo da più parti si chiede un loro inquadramento nelle strutture politiche internazionali in modo che agiscano in un contesto di legalità. Ma leggi che ne disciplinino l'operato a livello nazionale e internazionale, ancora mancano e per questo l'alone opaco sui mercenari tarda a schiarirsi: il destino, almeno per ora, sembra perciò essere quello di uno strumento potenzialmente utile per risolvere crisi medio-piccole in modo segreto e rapido, ma a rischio di restare un elemento armato e perciò destabilizzante in zone di difficile controllo.
4
marzo
2004
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