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Lo scusario della patente Un libro raccoglie le giustificazioni più stravaganti inventate dagli automobilisti pur di evitare di essere multati
La patente a punti ha ridotto del 19% gli incidenti stradali, ma non le scuse che gli italiani al volante o in sella al motorino sono capaci di inventarsi pur di evitare di prendere una multa o, nei peggiori dei casi, vedersi ritirare il libretto di circolazione: «Mi sono scottata con il sole e quindi ho un'invalidità temporanea che mi impedisce di indossare la cintura di sicurezza»; «Col casco sudo così tanto che mi si appanna la visiera davanti e non vedo niente» ed «Era appena scattato il giallo, e il Codice della strada dice che quando è giallo devo liberare al più presto l'incrocio, e così ho fatto».
Diretta testimone della fervida fantasia degli automobilisti nostrani che commettono infrazione, Barbara Bonanni, vice sovrintendente della polizia stradale di Pisa, che ha pensato di raccogliere le giustificazioni più stravaganti e bizzarre sentite in più di dieci anni di lavoro in un libro: Lo scusario dell'automobilista, edizioni ETS (il ricavato della vendita servirà ad aprire una casa per i cani che i poliziotti salvano dalla strada).
Alla richiesta di mostrare patente e libretto, non c'è guidatore che non cerchi, anche di fronte all'evidenzia, di essere "graziato". C'è chi, ad esempio, fermato mentre usa il cellulare alla guida, si giustifica dicendo che ha la patente da più di dieci anni o chi, invece, sostiene di non indossare il casco perché è appena uscita dal parrucchiere o le fa prudere la testa. Ancora. Guidatori che non allacciano la cintura di sicurezza perché si sentono soffocare, l'auto non è la loro e non sanno come si mettono oppure raccontano: «Non l'ho messa perché oggi ho mangiato troppo e ho dovuto slacciare anche la cintura dei pantaloni, se vuole le faccio vedere…». Ma non finisce qui.
Non mancano anche scuse inverosimili. Come quella di una signora che supera i limiti di velocità solo perché ha la mamma gravemente malata o quella di chi giustifica il mancato rispetto del limite di velocità dicendo: «Devo fare la pipì, mi sta scoppiando la vescica» o «Andavo un po' più forte del normale solo per far entrare più aria fresca all'interno dell'abitacolo. Non ho l'aria condizionata a bordo e oggi è proprio caldo».
C'è anche chi la mette sul lacrimevole («Se mi togliete la patente, come faccio ad andare a lavorare? Chi la mantiene la mia famiglia? Vengo a mangiare da voi… non avete un briciolo di cuore…»). Chi si arrabbia per l'infrazione contestata accusando la polizia di non fare il proprio dovere («Tanto avete sempre ragione voi, è inutile che dichiari qualcosa...»); chi minaccia («Voglio i vostri nomi... così lo dirò a qualcuno molto in alto, e poi vedremo come andrà a finire») e chi, infine, coinvolge addirittura i passanti («Perché non fermate anche quello che passa ora?... Lui sì che andava forte...»).
Scuse difficili da utilizzare soprattutto se a intimare l'alt e ad alzare la paletta davanti al conducente colto in fallo sarà Barbara Bonanni in divisa.
20
gennaio
2004
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