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Camera d'albergo? Meglio dormire in aeroporto

In un libro e in un sito suggerimenti preziosi per una nuova categoria di viaggiatori, gli "airport sleepers"

C'è chi in aeroporto ci va per un'ora o due, poco prima di un volo, chi in transito, tra un volo e l'altro. E chi decide di trascorrerci un'intera notte, sdraiato sulle poltrone delle sale d'attesa, senza spendere una lira (o un euro, come si dovrebbe dire oggi). Un insolito modo di "pernottare", quello in aeroporto, ideale per chi vuole risparmiare fino all'osso nei viaggi. Questo è sicuramente uno dei modi più curiosi di girare il mondo.

Li hanno già ribattezzati "airport sleepers", quelli che un tempo erano dei normali passeggeri che a causa di ritardi o di qualsiasi altro tipo di problema si sdraiavano a bivaccare nelle sale d'attesa degli aeroporti. Oggi sono stati "sdoganati" nella famiglia dei turisti al cento per cento. L'idea è venuta a Donna McSherry, una giovane canadese 28enne, che come molti neoviaggiatori, aveva più speranze che soldi. Così, per conservare i contanti con cui girava, trascorse una notte nella stazione dei bus di Belfast. Da qui l'idea: stette così bene che successivamente decise di pernottare una sera all'aeroporto di Francoforte e un'altra a Ginevra.

Anche se i primi tempi la sua idea fu considerata folle, in seguito la Mc Sherry trova altri sostenitori. E scrive un libro "The Budget Traveller's Guide", collegato al rispettivo sito, ricco di suggerimenti e spiegazioni sugli aeroporti dove l'esperienza può rivelarsi più appagante. Di più: nel sito è presente una lista preziosa dei posti migliori dove fermarsi a riposare, racconti di altre persone che hanno scelto questa strada, le valutazioni dei migliori e peggiori scali. Nella hit parade, al primo posto l'Aeroporto di "Singapore-Changi", consigliato per la sua tranquillità. Pare che possa essere scelto addirittura dagli universitari per studiare per gli esami. La maglia nera va invece a quello di Atene e Washington D.C, indicati come i meno confortevoli. Forti critiche piovono anche sullo scalo venezuelano di Caracas, dove un viaggiatore ha raccontato di aver dormito malissimo.

Quel che è nato, attorno a questa realtà, è una specie di club: non tutti possono infatti farne parte. Sono richiesti requisiti precisi e una sorta di dichiarazione che attesti che tipo di viaggiatore si è. Più nel dettaglio al neo-"airport sleeper" si chiede: che viaggi o abbia viaggiato, che pernotti prevalentemente in ostelli o campeggi e che abbia dormito almeno una volta volontariamente in una stazione degli autobus, del treno o in aeroporto. Con queste credenziali, si è accettati nel Club e... comincia l'avventura.

4  novembre  2003

  Antonella Laudonia
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