|
La colf che non t'aspetti Arrivano da lontano ma molte sono laureate e a rimanere qui non ci pensano. Perché? L'Italia è un Paese ipocrita ed egoista
La maggior parte delle colf che lavorano in Italia, 7 su 10, sono laureate o diplomate e pensano che quello che noi chiamiamo affettuosamente Belpaese sia egoista, ipocrita e individualista.
Si sfatano così due luoghi comuni: che queste donne venute da lontano non siano affatto istruite e che sia praticamente impossibile per loro non trovarsi bene e non apprezzare il nostro stile di vita. Anche se non tutti sapranno farsene una ragione l'immagine, che è tra l'altro una vera e propria fotografia della società italiana, emerge da una ricerca del Cnel realizzata con la "Fondazione Silvano Andolfi" su 400 donne provenienti da sette Paesi: Filippine, Perù, Polonia, Capo Verde, Eritrea, Somalia ed Etiopia.
Il 46,4% ha fatto studi superiori e fra queste il 25,3% è laureata, il 19% ha un livello medio e l'1,8% post-laurea. Solo il 7,1% non ha titolo di studio. Nel proprio Paese molte facevano le impiegate (40,2%), altre erano disoccupate (21,5%), libere professioniste (14,6%) o casalinghe (10%) e qualcuna dirigente (1,8%).
In Italia sono assunte come collaboratrici domestiche (35,8%) e per la cura della persona, quindi anziani (26,1%) e bambini (9%), ma molte si definiscono delle vere e proprie tuttofare (29,2%) e poiché molte vivono nella famiglia per cui lavorano (42,4%) un'idea di come vanno le cose tra le mura di casa se la sono fatta. E non è molto lusinghiera.
Nel complesso l'Italia è vista come una nazione in cui si viziano i figli, che però poi non sanno essere riconoscenti, e si considerano gli anziani un peso, in cui è ancora la donna che si fa carico del lavoro della famiglia (sebbene gli uomini siano sempre più presenti), in cui si esprimono liberamente le emozioni ma poi ci si dimostra ipocriti con gli stranieri e gli estranei.
Fuori dagli orari di lavoro non esistono momenti di contatto con italiani che hanno la stessa età o gli stessi interessi. Quelle che si trovano meglio sono le filippine, le altre percepiscono un clima di forte subordinazione che lascia poco spazio a rapporti di fiducia. Il 30% ha riferito di sentirsi umiliata.
Dalla ricerca è emerso che è stata notata una profonda differenza tra le famiglie del Nord e quelle del Sud: le prime sono più curiose e aperte, si interessano di più al loro Paese d'origine, ma è più diffusa una cultura del lavoro basata sulla pianificazione, sull'ordine e la disciplina che non regala nulla al lavoratore. In quella del Sud i legami familiari sono più forti, così come l'istituzionalizzazione del matrimonio e la presenza dei genitori nelle scelte personali dei figli.
Tra le 400 intervistate un terzo sono nubili, il 41,6 % sono sposate: la metà sapeva che arrivando in Italia avrebbe fatto questo lavoro (56,6%) e hanno scelto di partire per far stare meglio se stesse (32,7%) o la famiglia o i figli (66,8%): mediamente una colf con quanto guadagna può mantenere 6-10 familiari in patria. Questo condiziona pesantemente le decisioni sul futuro: il 36,2% è indecisa sul da farsi e rimanda nel tempo la decisione, solo il 10,8% vuole tornare nel suo Paese mentre il 14,4% ha deciso di stabilirsi in Italia e solo il 5% vorrebbe provare a emigrare in un altro Paese.
7
ottobre
2003
|
|