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L'ambientalista ottimista. Scusate, scettico Non è vero che la Terra è in pericolo dice Bjørn Lomborg, statistico danese ex membro di Greenpeace
Insomma i dati parlano chiaro: non è vero che le risorse naturali si stanno esaurendo, negli ultimi cento anni l'aspettativa di vita è notevolmente migliorata, si vive meglio e più a lungo, si mangia di più. Il cibo è e sarà sufficiente per tutti: le risorse alimentari costeranno meno e saranno accessibili a sempre più persone. Le foreste non stanno scomparendo, non saremo sommersi dai rifiuti. Parola di Bjørn Lomborg, professore di statistica ed ex membro di Greenpeace.
Non ci credete? Non siete i primi, non ci crede buona parte del mondo scientifico, e a dire la verità neppure lui la prima volta che sentì Julian Simon, economista dell'università del Maryland, fare queste affermazioni. Perché tutto è iniziato così, come una sfida, per dimostrare con i dati alla mano - gli stessi che usano gli altri a suo dire - che la Terra è davvero in pericolo.
"L'ambientalista scettico" è il libro, recentemente pubblicato anche in Italia da Mondadori, in cui Lomborg passa in rassegna tutti i temi: fame, inquinamento, deforestazione, ogm, biodiversità, riscaldamento, acqua. Più di 500 pagine, quasi 360 di spiegazione, oltre 1800 riferimenti bibliografici e un'infinità di note, figure e tabelle per far vedere a tutti cosa lo ha costretto a tornare sui propri passi.
Scienziati e ricercatori accusano il libro di molto sensazionalismo, poca sostanza e mancanza di qualsiasi rigore scientifico (come non pensare a Duesberg e al suo libro "Aids. Il virus inventato"?). Quando nel 2001 fu pubblicato in Danimarca per la prima volta scoppiarono le polemiche, ma più le accuse aumentavano più cresceva la sua notorietà e il libro vendeva copie.
Non si sente che ripetere che il Pianeta è al collasso, che l'uomo ha sconvolto il suo equilibrio spogliandolo del verde, inquinando l'aria e avvelenando i mari. L'ecosistema mondiale è al collasso. Ma non è vero assicura Lomborg. Il punto di partenza è questo: il paradosso della litania del degrado, il riconoscimento che la civiltà ha fatto molti passi avanti ma solo nei Paesi industrializzati e a un costo sempre più pesante per quelli in via di sviluppo e per l'ecosistema della Terra. La litania è sostenuta da ricercatori, organizzazioni che premono sulla ricerca ambientale (come Greenpeace, Wwf, Worldwatch institute, Nfib, ma non solo) e mezzi di informazione: tutti loro hanno interessi personali, per lo più economici, a diffondere prevalentemente notizie negative. Ovviamente lo fanno in modo diverso, a vario titolo e perché no, talvolta mossi dalle più buone intenzioni.
Lomborg avverte: sono stati fatti progressi straordinari in ogni settore ma «Non significa affatto che tutto vada per il meglio e che i problemi siano stati risolti. L'umanità deve ancora affrontare una serie di sfide, ora e nel futuro. La situazione è migliorata ma non è ancora sufficientemente buona».
Ma allora gli scenari di distruzione che vengono presentati ogni giorno sono realistici? Secondo Lomborg prevedere gli eventi futuri a lunga distanza è un'impresa pericolosa e ricca di insidie: forse il pericolo maggiore è la tendenza a sottovalutare come le innovazioni possono confutare, in qualche modo, le preoccupazioni di partenza.
È il flusso delle informazioni a essere distorto, non bisogna lasciarsi ingannare dalle notizie sempre più negative che riguardano il Pianeta, occorre esercitare il proprio spirito critico, non lasciarsi intrappolare dal senso di impotenza ma soppesare i rischi e stabilire delle priorità su cui concentrare i propri sforzi. Perché, spiega, occorre abituarsi che tutte, ma proprio tutte le decisioni, rappresentano sempre un compromesso fra vari rischi.
«Quando scegliamo tra l'acqua clorata e quella non clorata, la scelta in effetti si pone tra il ridotto rischio di sviluppare il cancro a causa del cloro e le numerose malattie che si diffondono per mezzo dell'acqua non trattata». Viviamo in un mondo meraviglioso, conclude Lomborg. «Pensateci un momento e chiedetevi: quando avreste preferito nascere?»
19
agosto
2003
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