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I motorini non sono santarelliniInquinano e non rispettano le regole della circolazione urbana: secondo un libro sono i "padroni del traffico"
Le città italiane sono sempre più schiave del traffico. Un'affermazione lapidaria e banale, ma difficilmente controvertibile. Per farsene un'idea basta provare a raggiungere il proprio posto di lavoro verso le 8 del mattino, o tentare di avvicinarsi ai centri storici nelle prime ore del pomeriggio o mettersi per strada verso le 7 di sera per fare il meritato ritorno verso casa. Ovunque code, disordine e manovre azzardate.
Una recente statistica dice che a Milano un autobus in media fa 14 chilometri in un'ora, a Roma ne fa 13, a Napoli non si sa, ma è cosa certa che sotto il Vesuvio la viabilità sia un disastro.
Gli accusati come al solito sono tanti, tutti giustamente incriminabili. C'è chi se la prende con le auto, chi con i mezzi pubblici, chi con la mancanza di parcheggi. In un piccolo libro recentemente edito da Franco Angeli, intitolato "I padroni del traffico" a finire sul banco degli imputati sono, tra gli altri, pure i motorini.
A lungo ritenuti la soluzione più svelta ed economica per alleggerire la massa di lamiere e tubi di scarico che attraversa le città italiane ogni giorno, adesso i ciclomotori sono accusati di essere un rimedio se possibile anche peggiore del male.
Le autrici del testo, A. Cattaneo e N.M. Di Stefano (due ricercatrici dell'università La Sapienza di Roma), non hanno parole tenere nei confronti delle "due ruote". Secondo la loro analisi infatti i ciclomotori, dai cinquantini agli scooter fino alle moto di medio-alta cilindrata, si pongono decisamente "al di fuori delle regole di circolazione e si appropriano di spazi riservati ad altre categorie quali marciapiedi e aree pedonali".
«Nati come mezzi leggeri e agili - dice Angela Cattaneo - in origine potevano essere in effetti una soluzione per girare in città in modo libero e veloce, ma oggi non più. Sono tantissimi in circolazione, sono diventati grossi, occupano lo spazio di un'utilitaria, sono velocissimi e, siccome li guidano in modo estremo, provocano incidenti. Ormai sono tra i principali elementi di disturbo del traffico».
Non solo, i centauri metropolitani sono pure dei pirati se è vero, come dicono le ricercatrici, che "A Roma non è difficile incontrare motorini che viaggiano contromano, che parcheggiano nelle aree di sosta a pagamento riservate alle auto, che attraversano passaggi pedonali o che non rispettano i semafori". Continua Angela Cattaneo: «Chi ha un motorino non accetta di fare la coda e si produce in continui slalom tra le auto in fila, provocando danni di ogni genere». Un esempio quello romano che può essere facilmente applicato a quasi tutte le città italiane.
Si dirà che i motorini se non altro producono meno inquinamento atmosferico. Errore. Nella Capitale, per esempio, sono loro i responsabili del 90% dell'inquinamento da benzene. Per questo le autrici li bollano pure come "grandi inquinatori". Tirando le somme, sono spericolati, violano tutte le leggi della viabilità, inquinano: i motorini sono i "veri padroni del traffico".
Che i motorini siano una soluzione "giusta" ai problemi del congestionamento delle strade cittadine risulta essere perciò solo un equivoco. Il motorino è infatti è un mezzo, per così dire, egoista, perché risolve il problema della mobilità di una singola persona, ma al contempo crea disagi agli altri. La vera soluzione dovrebbe essere perciò una nuova "cultura del traffico": non solo multe o tolleranza passiva di comportamenti contrari alla legge, ma anche diffusione di un modo di agire - forse un po' utopistico - in cui l'interesse di tutti prevalga su quello individuale.
30
giugno
2003
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