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Figli di Allah e dello Zio Sam

Sempre più americani si convertono all'Islam coniugando spiritualità e fedeltà al proprio Paese

Le scuole di arabo fanno affari d'oro e le moschee americane non sono mai state così piene: il fervore brulica intorno all'islam. Le cifre del fenomeno sono eloquenti: ogni anno da 50mila a 80mila americani abbracciano la fede di Maometto, in barba all'11 settembre. Un cliché superficiale li vorrebbe nemici della patria. Sono invece normali cittadini che, stanchi del materialismo Usa, aspirano a ritrovare la spiritualità perduta, nell'ombra di una moschea o tra i versetti del Corano. Insomma musulmani, ma pur sempre figli dello Zio Sam.

Una tendenza che tocca trasversalmente il cuore della società a stelle e strisce. Sono ispanici, asiatici, neri e bianchi i nuovi fedeli di Allah. A ingrossare le fila dell'islam - ironia della Storia - si aggiunge anche l'aumento dell'immigrazione musulmana: se il tasso di sviluppo dovesse mantenersi sui ritmi attuali, in pochi anni potrebbe diventare la prima comunità religiosa americana, scalzando quella ebraica.

Dichiararsi musulmano con i tempi che corrono vuol dire andare incontro ad accuse di antipatriottismo. Eppure i nuovi adepti sono lontani anni luce dal fanatismo di John Walker Lindh, il talebano americano arrestato in Afghanistan, o da quello separatista militante che caratterizzava il ghetto di colore, di cui Malcolm X e Muhammad Ali erano le icone d'esportazione. Ad ascoltare i discorsi dei nuovi convertiti risulta evidente la loro refrattarietà al fascino dell'integralismo. Non più "black muslims" dunque ma semplicemente "muslims".

Secondo la sociologa Jocelyne Césari del "Centre national de la recherche scientifique", l'equivalente francese del nostro Cnr, gli americani professano tre religioni nel corso della vita. E dopo aver sperimentato in passato il variegato arcipelago delle filosofie orientali sono ora approdati all'insegnamento di Maometto, rimanendone stregati. In tempi di crisi ci vuole rigore, disciplina e coesione familiare. Tutti aspetti presenti nella religione musulmana. Paradossalmente, fa notare la sociologa, sono tutti valori presenti anche nei discorsi dei conservatori e del presidente G.W. Bush.

In Europa, spiega la Césari, ogni paese vede la religione musulmana attraverso la lente specifica di un'immigrazione legata alle colonie. In Francia sono gli algerini o i marocchini a dare all'islam la loro impronta mentre per l'Inghilterra sono i pachistani. Al contrario degli Stati Uniti dove la religione musulmana, proveniente da un'infinità di paesi, riesce a esprimere meglio la sua natura universale.

15  luglio  2003

  Michel Paganini
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Il velo della discordia
La Corte di Appello di Parigi ha confermato il reintegro di una lavoratrice della società Téléperformance licenziata nel 2002 per aver rifiutato di togliersi il velo islamico. Il tribunale ha motivato la sua sentenza giustificando che l'azienda non aveva motivato il licenziamento con degli elementi obiettivivamente "estranei a ogni discriminazione". Dallila Tahri era stata reclutata nel gennaio 2001 da una società di lavoro interinale e portava già il velo islamico. In giugno è stata spostata nella sede di Téléperformance dove la direzione le aveva chiesto di modificare il modo di indossare il copricapo religioso, lasciando libero il collo e gli occhi. Il rifiuto della donna ha provocato il suo licenziamento. Ora dopo la sentenza emessa dalla Corte l'azienda dovrà provvedere a pagarle gli arretrati.
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