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"Pallonate" (ma) a parole

In libreria un libro sui tic, gli eccessi e
gli strafalcioni del giornalismo sportivo italiano
E ce n'è davvero per tutti

Scrivono tutto e non dicono niente, confondono una partita di calcio con una guerra punica, pontificano sull'universo mondo mentre sbagliano ad annotare sul block notes il nome del marcatore (svista che compare pari pari sul pezzo del giorno dopo), amplificano, sentenziano, lodano e sbrodolano, stroncano carriere, consacrano fenomeni che non sbocceranno mai. Tutto questo a chiare (fresche e dolci, che fa molto letteratura) lettere e sotto l'occhio sempre più attento e sbigottito dei lettori. In libreria, da qualche giorno, c'è "Pallonate - Tic, eccessi e strafalcioni del giornalismo sportivo italiano" di Pippo Russo, edito da Meltemi. Una «vendicazione del lettore quotidianamente vessato nella lettura di cronache sportive», così l'autore (che, dall'ottobre 2000, scaglia le sue "Pallonate" sulle pagine de "Il Manifesto") presenta il suo libro. D'accordo, viene da pensare prima di aprirlo, sarà la solita galleria degli orrori, lo stesso blob trito e ritrito messo nero su bianco, le consuete pruderie tra colleghi a metà tra l'appunto di maniera e il pettegolezzo compiaciuto. Invece no. Pagina dopo pagina ci si ritrova più di una volta a esclamare: «Toh! Questa cosa l'avevo notata anch'io, quest'altra fa troppo ridere, questa è assurda». E certo, perché i lettori-tifosi (chi più chi meno) sono tutti uguali: selettivi, abili, navigati, intransigenti. Si parla della squadra del cuore, del rigore non dato che ha fatto perdere tre punti (mica uno) in classifica, del fallo da dietro non fischiato che ha fatto imbestialire e cacciare fuori dal campo il capitano. Questioni campali, mica quisquilie. Certo, una cosa sono le chiacchiere da bar («Hai letto quello che ha scritto quello sulla Gazzetta? Scandaloso»), un'altra raccogliere e documentare tic e strafalcioni tanti da farne un libro. Pippo Russo l'ha fatto. Da cultore, intendiamoci. Prima di mettere mano all'ultimo capitolo (la galleria degli eccessi vera a propria), infatti, il nostro chiosa: «Giunti alla fine di questo viaggio all'interno della tribù, non mi resta che formulare un augurio sincero e privo d'ogni ironia: lunga vita al giornalismo sportivo». E poi giù con venticinque buoni motivi per unirsi a lui. Che poi sono altrettante pallonate in piena regola.

Come si svolge la caccia all'errore? Si battono riga per riga tutti i quotidiani e le cronache sportive annotando i possibili bersagli?
Con l'andare del tempo so già dove andare a cercare. Ci sono dei "fornitori" (come li chiama Gianni Mura nella prefazione, ndr) che non tradiscono mai. Però qui non si tratta di scovare qualche errore. Il vero attentato alla lingua italiana emerge solo da una lettura molto approfondita.

A memoria, qual è stata la pallonata che ha più colpito nel segno (tenuto conto anche della reazione del diretto interessato)?
Quella indirizzata a Enzo Bucchioni della "Nazione". Sbagliò il nome di un autore che lui stesso aveva citato e io lo segnalai qualche giorno dopo. La prese talmente bene che si rivolse agli avvocati.

La cartella clinica del giornalismo sportivo italiano è fitta di voci, ma quali sono i mali peggiori?
L'eccesso letterario e il protagonismo dei giornalisti. Una miscela esplosiva.

A chi arriverebbe la prima pallonata se cominciassi ad appuntare anche gli strafalcioni di allenatori, giocatori, procuratori e dirigenti?
In realtà qualcuna è già partita. Era per Berlusconi e per il suo braccio destro, Adriano Galliani. Ma così è troppo facile.

4  giugno  2003

  Barbara Del Pio
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