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Gli sciacalli dello tsunami

Non solo migliaia di vittime: il maremoto ha messo sotto i nostri occhi una vera e propria deriva della civiltà

Fra le tante notizie di questi giorni relative alla tragedia che ha colpito il Sud-Est asiatico alcune fanno decisamente scalpore e gettano nel più profondo sconforto. Non bastano più di 140mila morti, 5 milioni di senzatetto e una sciagura per la quale si sono fin da subito sprecati gli aggettivi nel tentativo di definirla, di darle, in qualche modo, la sembianza di qualcosa che poteva essere almeno comunicato a chi non l'aveva vissuta. Anche, e soprattutto, in un'occasione come questa c'è chi è riuscito a dare il peggio di se stesso, a rendere evidente sotto gli occhi del mondo intero quanto si possa cadere in basso.

Già nei giorni immediatamente successivi al maremoto, sulle spiagge thailandesi si aggiravano ladri che frugavano nelle valigie dei turisti o nelle casseforti degli alberghi: «Siamo colpiti sia dal disastro naturale che dai malviventi», dichiarava il proprietario di un albergo. «Alcuni, dicendo di essere poliziotti entrano negli hotel, forzano le cassette di sicurezza per i clienti, frugano nei bagagli, portano via denaro e vestiti». A questo si è aggiunto un generalizzato aumento della microcriminalità che ha potuto far leva sul fatto che le forze dell'ordine sono impegnate nei soccorsi.

Secondo un quotidiano cingalese, il "Lankadeepa", episodi anche più raccapriccianti si sono verificati in Sri Lanka dove alcuni cadaveri delle vittime del maremoto sono stati spogliati dei propri averi - orologi, catenine, gioielli - talvolta anche attraverso mutilazioni. Sono stati segnalati anche dei casi in cui gli sciacalli hanno rubato dei cadaveri per poi rivenderli alle famiglie.

E se qualcuno cerca di trovare una spiegazione che possa, in qualche modo, giustificare fatti di questo tipo («La gente ruba perché ha fame», è la considerazione amara del governatore di Phang Nga, in Thailandia), una giustificazione non la potrà accampare Christopher Pierson nell'udienza preliminare del processo contro di lui, fissata per il prossimo 24 gennaio. L'uomo, cittadino inglese, 37 anni e padre di due figli, nei giorni scorsi aveva spedito una trentina di e-mail ai familiari dei connazionali dispersi in cui, spacciandosi per il responsabile di un fantomatico ufficio del Foreign Office in Thailandia, annunciava la morte dei loro congiunti.

Ma gli sciacalli sono entrati in azione anche in altre parti d'Europa: in Svezia le abitazioni di alcuni dispersi sono state svaligiate da ladri che avevano preso nomi e indirizzi dai giornali locali.

Come se tutto questo non bastasse, si è aggiunto un ulteriore allarme, ancora più sinistro: la polizia indonesiana ha avviato un'inchiesta su un presunto traffico di minori. A confermare le preoccupazioni in tal senso, in Svezia il quotidiano "Expressen" parla, citando fonti della polizia thailandese, di un probabile rapimento di un bambino svedese di 12 anni, Kristian Walker, che sarebbe stato portato via, mentre era in un ospedale vicino a Khao Lak, da un uomo che si trovava con lui. Altre fonti parlano di tentativi di acquisto di orfani e violenze sessuali su donne e minori.

Una riflessione, a questo punto, si impone, per cercare di comprendere questa che di fatto è la testimonianza di una vera deriva della civiltà. Lo tsunami non l'ha creata, l'ha semplicemente scoperta, mettendola sotto gli occhi di tutti. Non si tratta solo di rivedere i rapporti fra i Paesi ricchi e quelli poveri, di realizzare un'infrastruttura tecnologica che possa aiutare a prevenire catastrofi di questo tipo: quello che una situazione di questo tipo richiama è la necessità di una riscoperta dell'uomo, un moderno umanesimo che rimetta al centro di ogni azione il rispetto per la vita, per l'individualità, per la persona in quanto tale.

4  gennaio  2005

  Ivan Marchesini
  dalla rete
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Ignoranza nostrana
Se leggendo l'articolo qui a fianco avete tirato un sospiro di sollievo non avendo trovato alcun riferimento a fatti di questo genere per quanto riguarda l'Italia la smentita, purtroppo, è subito in arrivo. Niente di così eclatante, certo, ma almeno un caso va citato, a testimonianza del fatto che, oltre a tanta solidarietà e commozione, dietro di esse si sono nascosti anche nel nostro Paese episodi davvero di basso livello. Elisabetta Belloni, che dirige l'Unità di crisi della Farnesina da un mese e mezzo, ha infatti dichiarato che in questi giorni il lavoro, già notevolmente complicato da difficoltà oggettive, è stato reso ulteriormente difficile da bravate di pessimo gusto: «Bisogna anche gestire telefonate fatte da sciacalli, o da imbecilli che fanno scherzi inqualificabili». Certamente si tratta di una minoranza, ma non per questo bisogna sottovalutare la portata di gesti simili. In che misura sono il frutto dell'ignoranza di un singolo e in che misura rappresentano la dimostrazione di una diffusa mancanza di valori?
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