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Mussolini: il segreto
di Cerro Maggiore

Per 11 anni (1946-57) la salma del duce nascosta in un convento. Ora un libro racconta tutto

La salma di Benito Mussolini è rimasta lì, sotto il naso di tutti per 11 anni, dentro il convento dei frati Cappuccini, proprio in mezzo al paese. Dal 1946 al 1957, conservata in una cassa in legno chiaro, senza che nessuno lo sapesse.

Cerro Maggiore, cittadina come tante altre al confine fra il Milanese e il Varesotto. Che, come tante altre, nel Dopoguerra viveva di agricoltura e salari e oggi, come tante altre, è un mix di terziario e piccola impresa. Ma Cerro conservava un segreto che ora, svelato, la lega alla storia d'Italia e a quella del buio Ventennio. Quegli 11 anni sono forse l'unica pagina della storia del duce di cui si sa tutto. «È così. Abbiamo fatto un'approfondita ricerca - dice Fabio Bonacina, giornalista - e nel libro ci sono molti documenti originali. Non restano capitoli aperti». Bonacina è l'autore del libro "La salma nascosta", il primo e unico lavoro, appena presentato, che racconta in dettaglio gli 11 anni di Cerro.

Gli ultimi giorni di Mussolini, il 25 Aprile, la fuga da Milano e poi Dongo, il giallo della fucilazione, piazzale Loreto con i cadaveri appesi il 29 aprile 1945. A questo punto la salma di Mussolini è una mina vagante e per difenderla da profanazioni e dal furto, mossa dalla carità cristiana, interviene la Curia milanese guidata dal cardinale Ildefonso Schuster.

È padre Carlo da Milano, cerrese d'adozione, insegnante di teologia nel convento della cittadina, a indicare a Schuster quella comunità di Cappuccini lombardi: un luogo di clausura, fuori da Milano, quindi "sicuro" e discreto. Il Governo italiano accetta. La cassa arriva in gran segreto il 25 agosto 1946. La prende in consegna Padre Mauro da Cornate d'Adda e viene deposta davanti all'altare della cappella al primo piano dell'edificio: accessibile solo ai frati. Nel diario del convento il religioso scrive che la cassa «contiene documenti segreti...». Ma il libro, che racconta di auto rubate, medium e sedute spiritiche, danaro contraffatto, pagine di registri strappate e antiche tombe, scova e pubblica per la prima volta il vero verbale di consegna della Questura, in cui c'è scritta la verità.

Una realtà che, per anni, conoscono solo i frati che si susseguono nella reggenza del convento. A loro è affidato il compito di mantenere il segreto, nonostante le ripetute richieste dei familiari di Mussolini, del Movimento sociale, le interrogazioni parlamentari, le inchieste giornalistiche che tentano di sollevare il velo del riserbo. Col passare del tempo gli stessi fraticelli di clausura cominciano a insospettirsi (anche per le esalazioni maleodoranti) tanto che nel 1950 la cassa è rinchiusa in un armadio. Ma non hanno certezze e il dovere d'obbedienza impone loro di tenere le bocche cucite.

Fino al 1957, quando il Governo guidato da Adone Zoli (nativo di Predappio come Mussolini) decide che i tempi per la riconsegna alla famiglia sono maturi. Il 29 agosto, i funzionari della Questura prelevano da Cerro la cassa che, a bordo di una misteriosa auto americana Packard, sotto scorta è trasferita al cimitero di Predappio. La notizia diventa uno scoop giornalistico, ripreso in tutto il mondo.

9  marzo  2004

  Fabio Dotti
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Il segreto stava per saltare
Il segreto della bara di Mussolini fu vicinissimo a saltare per aria all'inizio degli Anni '50. Spinti da una martellante campagna di stampa, un giorno una decina di giovani frati Cappuccini cerresi prese il coraggio a quattro mani e decise di "affrontare" il padre guardiano del convento. Bussarono alla sua porta - racconta il libro - e gli chiesero se in quel baule ci fosse la salma del duce. Preso alla sprovvista, il frate tagliò secco con un «Ma andate...». L'episodio non si ripeté più.
Il libro
"La salma nascosta - Mussolini a Cerro Maggiore dopo Piazzale Loreto (1946-1957)". Autore Fabio Bonacina. Edito da Vaccari in collaborazione con il Comune di Cerro Maggiore. 192 pagine, prezzo di copertina 13 €. L'introito di parte della tiratura andrà a vantaggio delle scuole della città.
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