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La Cina taglia le ali alla rete

Arriva dal governo il grande tappo che dovrà chiudere la bocca alla rete, almeno in Cina. Un ordine secco e definitivo: sprangare tutti gli internet café di Shangai. Motivazione ufficiale: il web è amorale, sesso, giochi e distrazioni traviano le menti del popolo rosso. Motivazione ufficiosa: libertà e democrazia a portata di mouse, al colosso comunista tremano le gambe.

Perché prendersela proprio con Shangai?  Perché la città sul fiume Huangpu ospita circa 1000 internet point e perché in più di un caso i gestori non hanno rispettato i dettami di regime: niente accesso ai minori e divieto assoluto di giocare ai video game. Su mille, 525 locali verranno chiusi. Che un videogioco e un sedicenne siano motivazione sufficiente, però, sembra un po’ incredibile.

La realtà è che gli internet café rappresentano l’unica porta d’accesso al mondo esterno, l’unica via di comunicazione con chi la pensa, o meglio, con chi può permettersi di pensarla diversamente.  Lo scorso agosto un insegnate di un liceo di Nanchong è stato arrestato per aver pubblicato su internet un articolo in cui criticava il sistema, e da dove l’ha mandato in rete? Da un internet café naturalmente. Sempre in agosto le autorità hanno chiuso quello che era il primo sito cinese pro democrazia e hanno arrestato un uomo di Sichuan con l’accusa di aver parlato online delle proteste del 1989 contro il regime. Considerato che in Cina un accesso alla rete in casa è privilegio di pochi, ecco spiegata la rappresaglia nei confronti degli internet café.

Inutile dire che gestori e cittadini si sono uniti in una mite ma sentita protesta. Pare che si possa trovare un accordo: installare su tutti i pc un software che consentirà al governo di controllare passo dopo passo tutte le mosse dei suoi navigatori. Certo, sarebbe più facile chiudere tutti gli accessi al web punto e basta, ma la Cina conta molto sulle entrate della new economy e su un ingresso nell’Organizzazione Mondiale per il Commercio, che senza rete diventa un po’ improbabile.

20 ottobre 2000

  Giorgia Camandona
  dalla rete
Reporters sans frontières Da sempre in lotta per la libertà d’espressione
Shangai Turismo nella città della censura
Tuttocina Il portale italiano sulla Cina

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  Numeri
Da gennaio 2000 il numero di utenti internet in Cina è quasi raddoppiato. Attualmente, registrati e schedati, i navigatori della Grande Muraglia sono circa 16,9 milioni e continuano a crescere. Secondo il China Internet Network Information Center, infatti, è da due anni a questa parte che ogni sei mesi si registrano crescite vertiginose di navigatori e web frequentatori occasionali. Il che non è poco considerato che il costo per un’ora di connessione è di 6 yuan, 1500 lire circa, e che un lavoratore medio guadagna poco più di duemila yuan al mese. Il presidente Jiang Zemin ha fatto sapere, in più occasioni, di essere seriamente preoccupato per le sorti della moralità e della stabilità del paese. Con internet ci si monta la testa, si annusa aria di democrazia.
  Il giallo del Nobel
Se lo sono chiesto in tanti: il recente assegnamento del premio Nobel per la letteratura allo scrittore cinese Gao Xingjian, da anni rifugiato in Francia, è stata un’operazione politica? Questo premio se l’è meritato? Nessuno ha azzardato una risposta, forse perché nessuno ha davvero letto un suo libro. Non preoccupatevi però, gli editori si stanno affrettando a ristampare l’opera omnia del sessantenne Gao e sicuramente a Natale qualcuno ve ne regalerà una copia.  Merito o colpo di fortuna, il signor Xingjian sembra contento e se non ci credete, domandateglielo di persona, il 21 ottobre a Fiano Romano.
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