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La vita fra le nuvole

Arrivano grattacieli alti 1 chilometro: chi vorrà andarci?

Sempre più su, a solleticare i cirri e magari la pancia di qualche aereo. La popolazione mondiale aumenta e nelle città si progettano grattacieli sempre più alti. Dal World Financial Center di Shangai (460 metri, in costruzione) ai progetti asiatici per colossi fino a 4mila metri.

C’è un po’ di calcolo e un po’ di sfida nella corsa all’edificio più alto. Secondo le Nazioni Unite, nel 2006 metà della popolazione del globo (in forte crescita) vivrà nelle metropoli che, già oggi, essendosi allargate molto sono a corto di territorio.

Quindi su, in verticale, con autentiche città che, per la gioia di multinazionali e architetti, conquistino primati di dimensioni e spettacolarità. In Italia il grattacielo Pirelli potrebbe perdere la leadership, battuto da una ventilata Torre Monrif: 310 metri e 70 piani da erigere in zona Garibaldi a Milano.

Anche nel vecchio Continente non si scherza. E’ nella matita dei progettisti la City Gate Ecotower di Londra capace di 460 metri con una forma vagamente a banana. Quisquilie se si attraversa l’oceano. Il World Financial di Shangai, forte di 95 piani in cemento, sarà pronto nel 2005. Gli americani, maestri dei giganti d’acciaio, stanno perdendo la corsa se è vero che la South Dearborn di Chicago (468 metri) è un progetto già battuto, per esempio, da quello dalla Grollo Tower di Melbourne (560 metri).

I mostri veri sorgeranno in Oriente dove hanno più fame di spazio (e essendo più piccoli riescono a stiparsi meglio!). A Tokio fra qualche anno vedremo la Millennuim Tower, una bestia da 850 metri a forma di cono con base del diametro di 130 (il rapporto altezza-base deve sempre essere compreso fra 6 e 8) e porto turistico. Un villaggio con quartieri suddivisi su 30 piani ciascuno.

Non basta? Un architetto spagnolo pensa, per il Giappone, un siluro alto 1.228 metri diviso a blocchi di 80, con vuoti e pieni per limitare l’impatto col vento: ci vivranno 100mila abitanti al costo di 15 miliardi di dollari.

18 ottobre 2000

  Fabio Dotti
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  Inferno in quota

Paura. E’, tranne pochi casi, la parola chiave per chiunque debba lavorare o vivere in un grattacielo. Paura in particolare che lo scoppio di un incendio faccia fare a molti la fine del topo; ma non mancano il timore di terremoti, venti, improbabili impatti con velivoli. Del resto casi del genere hanno avuto eco planetario e esiti catastrofici. Il rogo sviluppatosi il 27 agosto scorso nell torre moscovita di Ostankino (540 metri, la più alta d’Europa), è l’ultima tragedia. Nel gennaio 1996 paura alla Natwest Tower di Londra: fuoco ma niente feriti. Molto peggio nel novembre di quell’anno a Hong Kong: 40 morti e 81 feriti nel rogo di un palazzo a Nathan Road. Morti e feriti anche a Bankok e Giacarta nei roghi del 1997. Film come Inferno di Cristallo, pur nella fiction, hanno toccato un tema che in futuro sarà sempre più sentito.

  Cemento o acciaio?

Le strutture dei grandi palazzi sono storicamente realizzate con questi materiali. Ma domani sarà diverso. I tecnici studiano leghe e compositi sempre più resistenti, oltre a un nuovo tipo di calcestruzzo capace di sopportare carichi tre volte superiori agli attuali: sembra che il bitume tornerà in auge. Il primo fattore strategico nella progettazione, saranno comunque le forme. Architetti e ingegneri lavorano a strutture uniformi, prive di spigoli, orientate verso i venti e spesso intervallate da spazi per ridurre la spinta degli elementi. Le case di ascensori pensano a modelli aerodinamici in grado di sfiorare i 40 km/h: oltre è difficile andare causa l’insorgere di problemi all’orecchio umano.

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