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Heidi? Esiste
Tutti a casa della pastorella svizzera
Heidi non è mai esistita, lo sappiamo tutti, pura invenzione letteraria e poi cinematografica, ma in fondo al nostro cuoricino di bambini cresciuti noi fans abbiamo sempre saputo che Heidi c’era! E oggi possiamo riscattarci e dimostrare ai nostri scettici genitori che avevamo ragione.
In Svizzera esiste un piccolo agglomerato di villaggi fermi nel tempo, a pochi chilometri da Zurigo e a una manciata di passi dal confine con l’Austria, ribattezzato Heidiland in onore della pastorella che aveva «un cuore così». Naturalmente il business c’è e si vede: orde di gitanti da tutto il mondo, immancabili turisti giapponesi con macchina fotografica incollata all’occhio, qualche bimbo, ma soprattutto adulti cresciuti al suono di «Heidi, Heidi, le caprette ti fanno ciao».
E le caprette ci sono davvero, e non solo loro. La casetta di Heidi è stata riprodotta fedelmente grazie ad una oculata ristrutturazione di una baita preesistente, abbarbicata sull’alpe esattamente come nella finzione tv. Lì potrete mangiare pane e formaggio, bere una tazzona di latte di capra appena munto, seguire le caprette al pascolo e infine, udite udite, tuffarvi sul mitico lettino di paglia. Finalmente potrete provare sulla vostra pelle cosa significa dormire su un mucchio di sterpaglie. Inutile dire che i gadget abbondano ad ogni angolo: mangime per Fiocco di neve e le sue compari, schegge della pialla del nonno in barattolo, bottiglietta con terra del giardino di Heidi nonché campioncino d’acqua alpina.
Non vi basta? Fate un giro per il paesello e incontrerete simpatici vecchietti dalla bianca barba, anziane signore sdentate e barcollanti, esattamente come la nonna di Peter, carrozze con i cavalli e simili amenità. Sì, lo ammettiamo, Heidi non è mai esistita e questa è solo una macchina per soldi, o, per i più romantici, un tuffo nel passato di noi tv dipendenti, ma il paesello una visita la merita, non fosse che per far finta, almeno per una giornata, che Heidi c’era, c’è e vive ancora tra noi.
17 ottobre 2000
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| Heidi e Goldrake |
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Uno speciale tutto dedicato a loro, gli eroi della nostra infanzia, i mitici cartoni degli anni ’70, tra robot e fanciulle in carne ed ossa. Foto, trame, sigle e soprattutto ricordi. Pagine e pagine di testimonianze dei lettori a celebrare un’epoca fatta di merende davanti alla tv, scambi di figurine nel cortile della scuola, trasmissioni in bianco e nero e televisori con manopola per cambiare canale. Quando la televisione era la nostra balia, Heidi la nostra amica del cuore e Goldrake il nostro ispiratore, ovvero l’epoca dei «vidioti», come li/ci definisce una lettrice. Un’intera generazione cresciuta a pane e cartoni anmati giapponesi. Il risultato? Cliccate, leggete e giudicate voi.
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| Il libro |
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Heidi nasce dalla penna di una simpatica signora svizzera, tale Johanna Spyri. Scrittrice, figlia di uno psichiatra e di una predicatrice, sulle cime alpine ci veniva in vacanza da ragazzina, di qui l’idea di un romanzo per bambini, alias favola strappacore su bimba orfana rifugiata in alta montagna presso nonno burbero. La saga della pastorella va in stampa nel 1880 e da allora ad oggi ha venduto milioni di copie, è stata tradotta in cinquanta lingue ed è diventata film, nonché cartone animato di grande successo. Ancora oggi in Italia sono frequenti le repliche, non solo estive, della mitica serie, mentre in Giappone rimane un cult trasmesso ancora nelle ore di punta.
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