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Il robogatto
Un soprammobile a forma di micio
Dopo Aibo, il cane dal cuore di metallo prodotto dalla Sony, le industrie del Sol Levante si sono date da fare per mettere in commercio niente meno che un gatto robot.
NeCoBo (Neko comminication robot), questo il suo nome, non ha nulla da invidiare al suo amico-nemico quadrupede. Come lui muove le zampe, scodinzola, spalanca le palpebre, raddrizza le orecchie e apre la bocca. Un altoparlante, posto sotto il mento, gli consente poi di emettere 48 suoni differenti. Inoltre, il suo pedigree è di tutto rispetto: a produrlo non è infatti una qualsiasi azienda ma la Omron Corporation, una società giapponese leader nel settore dell'automazione. Solo un piccolo neo: non cammina.
Ma come è fatto questo cyber-felino pensato per grandi e piccini super tecnologici? Le dimensioni sono quelle di un gatto vero e il suo pelo, che è capace di espandersi e contrarsi a seconda del movimento del corpo e dell'espressione facciale, può essere di colore grigio o marrone.
I vantaggi di portarsi a casa NeCoBo sono sicuramente innumerevoli. A differenza di un felino vero questo non sporca, non mangia, non beve, non necessita di cure (tranne nel caso in cui vada in cortocircuito) e, durante le vacanze, può restare a casa da solo anche per diversi giorni.
Attenzione però. Oltre ad avere un costo proibitivo (i primi 5mila tigrotti domestici a circuiti saranno venduti per la modica cifra di poco più di 3 milioni di lire), NeCoRo ha il suo bel caratterino, proprio come un gatto in carne e ossa. Sotto il suo folto pelo sono infatti nascosti diversi sensori che gli permettono di esprime rabbia se è trascurato o trattato male e di fare le fusa, solo se ne ha voglia, quando il padrone lo accarezza. Ma anche di non rispondere ai comandi che gli sono impartiti e di rimanere in disparte per giorni e giorni. Forse un soprammobile un po' troppo impegnativo.
3 dicembre 2001
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