|
|
L'Arizona spierà i dipendenti
Stop all'abuso del web
Lo Stato dell'Arizona spierà la navigazione in internet dei propri dipendenti nella pubblica amministrazione. Lo farà mediante un software sviluppato da Websense, compagnia hi-tech specializzata nella fornitura di sistemi di monitoraggio alle autorità governative statunitensi. È una svolta decisiva nella limitazione della privacy online.
Le autorità potranno infatti controllare passo dopo passo tutti i siti visionati da ogni singolo dipendente, scoprendone le preferenze, gli hobbies, i sogni e le ambizioni.
Il fine: tenere sotto controllo il "consumo di banda" e l'uso più o meno "appropriato" che i propri dipendenti fanno della rete.
La questione è estremamente delicata. Se ne discute animatamente anche in Europa e in Italia, dove, come al solito, ci si arrangia caso per caso: il 14 giugno il Tribunale di Milano ha confermato il licenziamento di una dipendente che navigava troppo dal posto di lavoro. Il giudice ha accertato infatti che la lavoratrice effettuava collegamenti giornalieri di durata lunghissima che si erano interrotti in concomitanza con il suo periodo di congedo matrimoniale.
Confindustria ha proposto (10 luglio 2001) il divieto di download di file non attinenti al proprio lavoro; di navigazione su siti non utili alle proprie mansioni, e d'uso di posta elettronica per scopi personali. L'Aipa, l'Autorità informatica per la pubblica amministrazione, ha diposto il divieto di utilizzo di internet ai propri telelavoratori fuori dall'orario d'ufficio (delibera 16/2001). Infine la Regione Basilicata ha imposto ai propri dipendenti che vogliono utilizzare internet di firmare una delibera con la quale autorizzano eventuali verifiche sul loro comportamento online.
Da adesso in poi, dunque, attenti non saranno solo gli odiati cookies e spyware a spiarci, ma anche i nostri stessi datori di lavoro. Ognuno con un giustificato motivo, naturalmente.
16 novembre 2001
|
|
|
 |
| Spyware |
 |
 |
Così si chiamano i diabolici programmi che spiano la navigazione sul web di chi se li becca nel pc. E non solo. I dati potenzialmente inviabili da questi programmi alle software house che li producono comprendono infatti il nome dell'utente, l'indirizzo ip della macchina da cui sta lavorando, la lista dei programmi installati sul proprio computer e tutto quello che si è scaricato dalla rete, i siti e i banner visitati durante la navigazione, forse qualche password... insomma tutto ciò che è necessario per avere un profilo preciso di un cyber navigatore. Queste piccole applicazioni possono nascondersi nel nostro hard disk o nel registro di configurazione del sistema; si installano e lavorano a nostra totale insaputa. Vi ricordate il motto del vecchio informatico? Per conoscere una persona basta spiare la cache del suo pc. Ecco, questo è metaforicamente il motto degli odiati spyware. |
 |
 |
|
| Proxy server |
 |
 |
Per evitare di essere rintracciati dal webmaster di un sito che vogliamo visitare è sufficiente utilizzare un terzo elemento, il proxy, che filtra la connessione. In pratica ogni richiesta che l'utente Mario fa al server Giovanni viene filtrata da Giuseppe. Mario chiede a Giuseppe che chiede a Giovanni. Giovanni risponde e invia le pagine web ma le invia a Giuseppe che a sua volta le consegna all'utente (Mario). L'utente (Mario) e il sito (Giovanni) non entrano mai in contatto diretto. Il vostro Ip è sconosciuto al webmaster. Anche i proxy tengono naturalmente traccia delle connessioni effettuate (log file). Il segreto quindi sarà quello di allungare la catena di richieste e di proxy utilizzati, sperando che qualcuno cancelli (o perda) il log file. |
 |
 |
 |
 |
|
|