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2001 odissea nello spam

Farsi largo tra le mail inutili costa caro

Decine e decine di e-mail indesiderate invadono le caselle di posta di mezzo mondo ogni giorno. Questo significa selezionare e conservare i messaggi di posta davvero utili o interessanti, cancellare le e-mail inattese, stabilire delle regole per la posta in entrata in modo che i messaggi indesiderati finiscano direttamente tra le e-mail da eliminare, rispondere ai mittenti dello spamming chiedendo, prima gentilmente, poi minacciosamente, di essere cancellati da una mailing list alla quale peraltro non ci si è mai iscritti, e infine rimettersi al lavoro.

Uno spreco di tempo, indubbiamente, e poiché, come saggiamente diceva Paperon de’ Paperoni, il tempo è denaro, un dispendio di soldi ed energie. Tant’è che secondo uno studio pubblicato da MessageLabs, Inghilterra, lo spamming (posta elettronica promozionale non richiesta) costerebbe alle aziende 470 sterline all’anno per dipendente, poco meno di un milione e mezzo di lire.

Alla fatidica cifra ci si è arrivati partendo dallo stipendio base dell’impiegato medio inglese: 25mila sterline l’anno (poco meno di 79 milioni di lire). Detraendo da questo 10 minuti al giorno di attività antispamming sottratta al lavoro, al costo di 2 sterline al dì (più o meno 6mila lire) per 235 giorni di lavoro circa, fanno 470 sterline, appunto.

Senza contare il fatto che le e-mail indesiderate non rappresentano solo un inconveniente che distrae gli impiegati dal lavoro, ma un’attività che occupa banda e intasa i server di posta. Se solo le aziende investissero queste 470 sterline pro capite nella ricerca di nuovi filtri anti spamming (in realtà ne basterebbero molte meno), nell’aggiornamento delle proprie policy, nel giro di pochi mesi gli "spammatori" potrebbero dover drasticamente ridurre la propria attività.

13 novembre 2001

  Giorgia Camandona
  dalla rete
MessageLabs Gli autori dello studio
Spamming Una guida per imparare a difendersi
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