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Mamma mi laureo, in pornografia
Luci rosse negli atenei Usa
In aula cala il buio e il professore accende il proiettore. Sulla lavagna luminosa compaiono le immagini di un film a luci rosse e, dalla cattedra, comincia la spiegazione. Il resto è silenzio e penne che scorrono veloci sui quaderni degli appunti. Siamo al Massachusetts institute of technology di Boston e va in scena una lezione di pornografia. Non c’è alcuno scherzo.
Qui, nel tempio mondiale di geni dell’informatica e delle nuove tecnologie si spiega anche il mondo del porno. Una nuova corrente didattica che sta prendendo sempre più piede negli Stati Uniti anche in altri centri universitari come quello di Amherst, sempre in Massachusetts, quello di Arizona State o quello di New York.
Cosa è saltato in mente ai professori a stelle e strisce? Niente di straordinario, dicono loro, perché l’universo dalla pornografia è un dato di fatto che entra a far parte della vita quotidiana di ogni cittadino. Nel bene o nel male, insomma, le pellicole, le immagini, le scene a luci rosse sono una componente della società contemporanea che va studiata e analizzata. Come qualsiasi altro fenomeno della realtà. Punto e basta.
Eppure il dibattito e le critiche su questo tipo di scelta educativa non sono mancati negli Usa. Stampa ed esperti del settore hanno puntato il dito contro le lezioni di pornografia senza contare che molti genitori si sono chiesti se valga davvero la pena spendere migliaia di dollari ogni anno per veder studiare ai propri figli delle materie così discutibili. Insomma, la polemica non manca.
Ma i docenti coinvolti controbattono: «Ignorare il porno – ha spiegato Linda Williams, insegnante a Berkeley – significa ignorare un fenomeno persuasivo nella nostra società: Hollywood produce ogni anno circa 400 film, l’industria a luci rosse ne sforna oltre 10mila. Una simile audience non va trascurata». E agli studenti, la materia in questione, non sembra dispiacere poi così tanto.
10 novembre 2001
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Mit Massachusetts institute of technology |
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Cis Centro italiano di sessuologia |
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Tera Patrick Il nuovo mito del porno |
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| Porno |
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Il porno non conosce crisi. Quello chic s'intende, quello che mostra immagini audaci ma non becere. Le linee d'alta moda mostrano infatti donne elegantissime nelle mani d'uomini duri con sguardi tenebrosi, modelli vestiti solamente di un accessorio. E così i massimi esperti di moda parigini fanno sapere che la crisi internazionale, che in questi ultimi tempi ha frenato il mercato della moda, non produrrà alcun effetto calante per quanto riguarda il porno-chic. Le richieste per le campagne pubblicitarie invase da immagini osé continuano a crescere anche se si tratta di nudi o atteggiamenti che potrebbero essere definiti "eleganti". «Non credo che sia un'onda in via d'esaurimento - ha detto Franck Boclet, direttore artistico dell'agenzia Francesco Smalto - perché ormai ha invaso tutti i settori della comunicazione». |
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| Il Cis |
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Con la pornografia non ha nulla a che fare, ma è uno degli enti più conosciuti in Italia per lo studio nel campo della sessuologia. Il Centro Italiano di Sessuologia (Cis) è un’associazione che analizza i vari aspetti della sessualità umana e promuove la ricerca scientifica nel settore. Il Cis fu fondato alla fine degli anni Cinquanta da un gruppo di medici romani che avevano in comune l'attenzione sia verso i problemi clinici che verso i problemi umani della persona e della coppia. L'Associazione si è poi progressivamente estesa in senso interprofessionale, anche al di fuori dell'ambito medico e negli anni successivi ha assunto la fisionomia che tuttora mantiene. Il CIS è membro fondatore della World association of sexology, nata a Roma nel 1978 in occasione del III Congresso mondiale di sessuologia. |
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