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Cara vecchia Vespa
Una passione a due ruote
Pensando a tutti i simboli che hanno caratterizzato il boom economico italiano nel corso del dopoguerra, un ronzio di motore risuona nelle orecchie: è quello della Vespa. A cavallo della mitica dueruote ci sono passati tutti, dall’attore hollywoodiano al fornaio sotto casa. Per questo, probabilmente, è così amata.
La sua nascita risale al periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, nel corso della quale la Piaggio, sua casa madre con stabilimento a Biella, produceva eliche per aerei. Ma alla fine del conflitto sorse la necessità, come per tantissime altre aziende, di convertire la produzione da bellica a civile. Creare un oggetto per la popolazione da produrre in quantità industriali era l’obbiettivo. Che nel giro di poco tempo venne centrato in pieno.
La formula vincente era progettare un ciclomotore pratico ed economico, alla portata di tutti. All’epoca costava circa 68mila lire e una volta prenotata bisognava attendere all’incirca sei mesi prima di poterla avere: davvero un’infinità di tempo.
Il primo tentativo di progetto, curato dagli ingegneri Vittorio Casini e Renzo Spoldi, venne battezzato MP5, meglio noto come "Paperino", ma venne bocciato perché risultava scomodo e poco funzionale. A questo punto, siamo nell’estate del 1945, la storia fu segnata da un uomo, tale ingegnere Corradino d’Ascanio, che prese in mano le redini della situazione occupandosi il progetto MP6, la Vespa 98. Ne nasce "una motocicletta che non sembra una motocicletta", che esce sul mercato l’aprile dell’anno seguente.
Da allora ne ha fatta di strada. Di lei si sono innamorati vip e famiglie, è stata il sogno di tantissimi adolescenti. Protagonista di manifestazioni, raduni, e presente perfino nelle Sei giorni internazionali, è arrivata fino ai giorni nostri senza, bisogna dirlo, perdere un colpo. E d'asfalto sicuramente ne mangerà ancora molto.
01 ottobre 2001
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| Asfalto e cinema |
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"Vacanze romane": a chi, ricordando il film di William Wiler, non vengono in mente Audrey Hepburn e Gregory Peck a cavallo del famigerato ciclomotore scorrazzare per le strade della capitale? Ma la pellicola non fu l’unica a immortalare la dueruote. Tra le tante ricordiamo "Padri e figli" di Mario Monicelli (1956), "Poveri ma belli" di Dino Risi (1957), "Caccia al ladro" di Alfred Hitchcok (1958), "La dolce vita" di Federico Fellini (1959), "Il mattatore" di Dino Risi (1959), "I tartassati" di Steno (1960), "Boccaccio 70" di Mario Monicelli (1962), "American graffiti" di G. Lucas (1973), "Sapore di mare" di Vanzina (1984), "Caro diario" di Nanni Moretti (1993) e "Come te nessuno mai" di Gabriele Muccino (1999). |
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| Vespa per la pace |
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Lei si chiama Cristina Rieder, ha 55 anni e fa la parrucchiera a Pieve di Ledro. Lui è custode forestale di Nago Torbole, all’anagrafe il cinquantenne Fabio Donati. Insieme affronteranno un’impresa singolare e coraggiosa: proprio ieri sono partiti alla volta del Bangladesh a cavallo di due Vespe. Incuranti della delicatissima situazione politica e internazionale in Medio Oriente, attraverseranno Grecia, Turchia, Iran, Pakistan, India e Nepal per portare un messaggio di pace. I due viaggeranno anche con il ruolo di ambasciatori per conto della Fondazione Campana dei Caduti, dell'Università della pace di Rovereto, della Casa per la pace dell'Alto Garda e Ledro, di Italia Tibet e di altre associazioni pacifiste. |
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