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Falla che ti passa

L'urinoterapia (solo per alternativi doc) 

Prima di cominciare è meglio chiarire un concetto: se siete deboli di stomaco, quello che state per leggere non fa per voi. Si parlerà di pipì, in particolare di quanti sono convinti che, berne uno o due bicchieri appena alzati o prima di addormentarsi, faccia un gran bene.

Urinoterapia, si chiama così. I fedelissimi della medicina alternativa la considerano la cura naturale per eccellenza, capace di prevenire e guarire tutti mali, utile e adatta a uomini e donne di qualsiasi età, conveniente (visto che non costa nulla), quasi infallibile (se praticata con costanza e fiducia in se stessi) e, soprattutto, senza controindicazioni né effetti collaterali. Tutto questo in nome di un'unica, incrollabile verità: la pipì è roba nostra.

Gli antichi la chiamavano "frutto della vita, acqua santa, elisir di lunga vita, acqua d'oro, rugiada del cielo, nettare celeste" e, spesso e volentieri, la usavano per guarire malattie e dolori vari. Oggi, per gli esperti e gli appassionati di pratiche New Age è, nell'ordine, una bevanda nutriente, la sintesi dell'Essere e la quintessenza della persona. Sono sufficienti pochi e semplici accorgimenti... e il miracolo è fatto.

Basta bere un bicchiere di urina al mattino (chi se ne intende a questo punto vi direbbe che la prima pipì è più efficace perché è più "carica" di proteine, ormoni, enzimi e vitamine), sorseggiarne un altro dopo i pasti (pare faccia digerire che è un piacere) e un altro bicchiere prima di addormentarsi (visto che è un ottimo calmante). Per i più schifiltosi, quelli che ancora non si rassegnano all'idea di mandar giù questo "elisir di lunga vita", l'esperto consiglia di diluirlo con succo d'arancia, pompelmo o, in casi estremi, di turarsi il naso durante l'operazione.

Un testimonial d'eccezione? Subito serviti. Eleonora Brigliadori, dal salotto buono del "Maurizio Costanzo Show", due anni or sono, ha invitato gli italiani a bere la pipì per curare ogni male, come fanno lei e tutta la sua famiglia. La Brigliadori, in più d'una occasione, ha approfittato per sbandierare gli effetti benefici della cura. Peccato che per contraddirla o, eventualmente, darle ragione bisognerebbe provarla.

28 settembre 2001

  Barbara Del Pio
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  Tracce nella storia
L'urinoterapia ha radici lontane e precedenti davvero illustri. Il noto medico naturista Galeno e altri suoi colleghi dell'Antica Grecia consigliarono l'urinoterapia a molti pazienti. Plinio, il celeberrimo autore romano, nella sua "Storia Naturale" raccomanda l'uso dell'urina in caso di morso si serpenti o cani,  ferite superficiali, anomalie della pelle, ustioni e cicatrici. Anche Catullo, nel Carme numero 39, ha scritto testualmente, rivolgendosi a un suo rivale in amore: «Ma si dà il caso che tu sia celtibèro... ciascuno con quel che ha pisciato al mattino si suole strofinare i denti e la gengiva che diventa rossa; quanto più i tuoi denti sono bianchi è segno che li hai sciacquati con una dose abbondante».
  Istruzioni per l'uso
Perché l'urinoterapia sortisca gli effetti desiderati è bene che sia accompagnata dal digiuno o, se è troppo faticoso, da un'alimentazione biologica cruda. È consigliabile assumere la pipì "appena uscita dalla sorgente", perché, col passare delle ore, si ossida e cambia composizione chimica. Per ottenere benefici evidenti, si dovrà aspettare un periodo che va dai 3 mesi ai 3 anni (dipende dal metabolismo). Resta da chiarire che l'urina non è un composto tossico visto che i cibi, terminato il processo di digestione, diventano escrementi senza passare attraverso il tubo digerente. Nessun rischio, dunque, se non quello di bere pipì per mesi, digiunare... senza che nessuno vi dica che «sembrate proprio un'altra persona».
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