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Armani vs A. R. Mani

Giorgio perde la guerra di Armani.com

Mister A. R. Mani, un uomo d'affari di Vancouver, Canada, lo aveva fatto solo per restare al passo coi tempi, dice lui. Correva l'anno 1995 e registrare un dominio su internet era alla portata di pochi, sia per via dei costi che per via della diffusione del world wide web. Ma l'imprenditore commerciale Mani aveva deciso di andare in rete e di utilizzare sito e logo A. R. Mani per le sue attività.

Così il dominio Armani.com, nonostante faccia pensare immediatamente a uno degli stilisti di moda più famosi e pagati al mondo, Giorgio Armani, non ha niente a che vedere con le passerelle e il jet set. D'altra parte la World intellectual property organization, ente che dirime le controversie legate alla proprietà intellettuale e ai marchi registrati, ha stabilito che il signor Mani ha ragione. La battaglia legale durata sei anni si è appena conclusa ai danni di Giorgio Armani e del suo impero.

Allo stilista resta il sito EmporioArmani.com (da non confondere - e qui le insidie sono maggiori - con EmporioArmadi.com, un mobilificio di Bologna) e numerose altre iniziative sul web, ma certo la perdita del proprio nome online rappresenta un danno per la società svizzera Modefine che gestisce i marchi Armani e Emporio Armani e di conseguenza per lo stesso stilista. A partire - ma sono bruscolini - dal costo della causa: 14 milioni di lire.

Il signor Anand R. Mani, fin dall'inizio, utilizza anche un indirizzo di posta elettronica che fa capo al suo dominio e questo ha fatto imbufalire i legali di Giorgio Armani. Soddisfattissimo invece Mani: dopo la sentenza ha commentato dicendo che ogni possibilità di accordo sull'uso del dominio è fallita per l'atteggiamento ostile della controparte che non ha accettato alcun compromesso.

Ma in rete evidentemente siamo tutti uguali e vige la legge di chi - avendone i diritti - arriva per primo.

29 agosto 2001

  Daniele Passanante
  dalla rete
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  Dominio negativo
Per paura che qualcuno registri un dominio "contro", i permalosi quanto danarosi vip di tutto il mondo stanno facendo incetta di nomi di dominio negativi o ironici legati al propio nome. Il miliardario americano Michael R. Bloomberg ha scelto di portare avanti questa strategia registrando domini del tipo www.Ihatebloomberg.com (Io odio Bloomberg) o www.noBloomberg.com (entrambi inattivi) per evitare che lo faccia qualcun altro. Il multimiliardario è infatti fra i candidati a sindaco di New York e non può rischiare che la rete gli sia nemica. Anche George William Bush ha registrato in anticipo i siti negativi che hanno a che fare con il proprio nome.
  Poste occupate
"Bancoposta", "Vaglia" e "Raccomandata": tre domini dal vago sapore postale sono stati registrati da un privato cittadino. Le Poste italiane vanno su tutte le furie e presentano un ricorso al tribunale di Modena «per ottenere l'inibitoria all'utilizzo dei nomi in questione e, più in generale, di qualsiasi termine comunque distintivo dell'immagine, dell'attività, dei prodotti e dei servizi di Poste Italiane S.p.A.». Secondo le Poste, la registrazione dei domini www.bancoposta.it, www.raccomandata.it e www.vaglia.it (tutti e tre attualmente non attivi) integrerebbe attività di contraffazione e di illecita concorrenza. Ricorso respinto: le Poste vengono condannate a pagare le spese legali.
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