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Quel ramm del Lag de Comm
Renzo e Lucia sul web parlano in milanese
Su un sito dedicato a promuovere l’uso del dialetto milanese, ormai in via di estinzione in quella Babele che è diventata Milano dal dopoguerra a oggi, si possono leggere alcuni versi dei "Promessi Sposi" in versione vernacolare. Autore dell’impresa è il poeta meneghino Andrea Candiani.
L’opera è stata pubblicata per essere distribuita in libreria, ma per coinvolgere il pubblico e suscitarne l’interesse, una parte dei suoi versi è stata pubblicata su El sit milanes, dove è possibile leggere anche il testo in italiano. Lo scopo dichiarato, oltre a quello di voler trasmettere il patrimonio linguistico per impedirne la scomparsa, è di raccogliere fondi per contribuire alla ricostruzione della Chiesa dei SS. Giacomo e Giovanni di via Meda, tenuta dai Padri Canossiani.
La traduzione in meneghino del primo romanzo italiano, da un lato, potrebbe essere l’inizio di una nuova vita per il dialetto milanese, dall’altro rappresenta una sorta di contraddizione rispetto all’impegno che vi profuse il Manzoni, un epilogo che probabilmente non avrebbe mai immaginato.
Manzoni voleva scrivere un romanzo che superasse i particolarismi locali per essere compreso da un larghissimo pubblico, che parlasse di potenti e di popolani. Il modello letterario lo aveva, i romanzi francesi del Settecento e Walter Scott, gli mancava quello modello. Dopo aver scritto la prima versione di quello che poi sarebbe diventato il più famoso romanzo della letteratura italiana, il "Fermo e Lucia", Manzoni lavora in modo intenso ed estenuante per eliminare dal testo le espressioni lombarde, francesi, toscane e latine, e giungere ai "Promessi Sposi" che conosciamo. Diciannove anni di lavoro sul lessico, sulla punteggiatura e sullo stile per giungere a scrivere in una "lingua pura".
Per riuscirci, consulta gli amici, il vocabolario milanese-italiano di Francesco Cherubini (tutte le edizioni), il vocabolario francese-italiano, i sei volumi del Vocabolario della Crusca, legge e rilegge testi popolareggianti toscani. Si rende conto che la sua impresa di ricavare da questi studi quella lingua comune, viva e vera che stava cercando, ha un forte limite: l’esperienza concreta. Così, prima di iniziare la versione definitiva dei "Promessi Sposi", si reca in Toscana a "sciacquare i panni in Arno". Correva l’anno 1827.
Passano gli anni e si arriva a oggi. Il dialetto è in crisi, pochi lo capiscono, ancora meno lo parlano. Andrea Candiani decide di non protrarre oltre la lenta agonia del meneghino, riprende in mano i panni del Manzoni e li risciacqua nel Naviglio per consegnarli freschi di bucato ai milanesi amanti delle tradizioni e a tutti coloro che decidono di impararlo.
18 agosto 2001
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