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Mi chiamo Blockbuster

Una coppia "vende" il nome del figlio

Jason Black e Francis Schroeder non sono due genitori qualsiasi. Durante la gravidanza, alle prese con la scelta del nome, non hanno perso tempo a consultare libri, guide di tutti i tipi, amici e parenti, e hanno deciso di mettere il nome del piccino all’asta. Prezzo base: 550mila dollari, ossia poco più di un miliardo di lire.

Jason, in procinto di diventare padre per la terza volta, non si è fatto cogliere impreparato dalla notizia del lieto evento. Passata l’emozione iniziale, si è messo diligentemente a fare due conti per trovare la soluzione migliore ai problemi economici e di spazio della famigliola, composta dai due genitori, entrambi trentaduenni, e da due figlie piccole, Josephine di 4 anni e Lois di 22 mesi. Vivono in un piccolo appartamento di tre sole stanze a Mount Kisko, New York.

Forte della sua esperienza di redattore economico per un giornale di Manhattan, Black ha lanciato all’asta, sui siti di eBay e Yahoo!, l’idea migliore che gli potesse venire in mente per trasferirsi con moglie e pargoli in una casa più grande: vendere a un’azienda il nome del figlio. La fortunata azienda avrà in cambio il diritto di battezzare il bimbo col proprio nome. La speranza di Jason e Francis è quella che le più grandi aziende del mondo si interessino alla sua offerta e partecipino all’asta. Aziende come Microsoft, Levi’s, Coca Cola, Shell e Mc Donald’s, tanto per citarne qualcuna.

Possibile che il nome di qualsiasi azienda vada bene e sia solo una questione di soldi? Pare di no. A domanda, i coniugi hanno candidamente risposto: «Per noi andrà bene qualsiasi nome eccettuate le marche di armi o di sigarette», aggiungendo «Vediamo già sponsorizzazioni in ogni aspetto della vita quotidiana: le fanno anche gli atleti professionisti. Stiamo portando questa pratica a un nuovo livello. È un buon modo di fare marketing in America».

Nel frattempo l’asta è andata avanti. Si è conclusa il 28 luglio, ma sul nome dell’azienda che è riuscita ad aggiudicarsi l’ambito acquisto, su una dozzina di aspiranti, c’è il più assoluto riserbo. Qualsiasi giorno potrebbe essere buono per firmare l’accordo con i genitori.

Jason ha dichiarato di non essere per nulla preoccupato dal fatto che un nome strano e insolito possa creare dei problemi al figlio una volta cresciuto, rendendolo vittima costante degli scherzi dei compagni. «Finché gli daremo un posto comodo in cui vivere e una famiglia che lo ama non ci saranno problemi», spiegando anche che una volta comprata la nuova casa, i soldi rimanenti saranno messi da parte e investiti per finanziare i suoi studi universitari. Se non è amore filiale questo.

15 agosto 2001

  Manuela Magistris
  dalla rete
eBay Il sito su cui è avvenuta l’asta
Aste iOL Si trova di tutto...i nomi però no.
Internet World Il giornale per cui scrive Jason Black

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  Nomi strani
Secondo la classifica di un sito dedicato ai nomi strani, curato da un digilander, i primi cinque sarebbero:  Anise, Cirietta, Crispolto, Perosopo e Roteide. Ma volete mettere: Veccanolego, Buffalmacco, Robledo, Maggiorino, Beligno, Eusefia, Ecclesia, Bargiolinedda e Bacchisio? Forse preferite scegliere tra Gettulio, Turritano, Iscribonissa, Trisifano o Antavreva. I nomi più belli secondo i visitatori sono stati: Igea, Iride, Neida, Raymonda e Tristano. I più votati rimangono però: Antonio, Giuseppe, Mario, Carlo e Paolo.
  La legge
In Italia è possibile dare al proprio figlio il nome di un’azienda? La legge dice di no. Inoltre, non si possono dare al figlio lo stesso nome del padre, di un fratello o di una sorella (se sono in vita). Non si può dare un cognome come nome. Non si possono neppure dare nomi ridicoli, vergognosi o contrari all'ordine pubblico, al buon costume o al sentimento nazionale o religioso. Vietati anche i nomi di località. Ai bambini appartenenti a minoranze linguistiche, comunque riconosciute, si possono dare nomi contenenti segni diacritici propri dell'alfabeto della lingua di appartenenza.
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