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Come ti frego Wall Street
Milionario a 15 anni. Ma col trucchetto
«Ciao, perché non compri le azioni della Pincopallo S.p.a.? Sai, domani guadagneranno il 50 per cento: la fonte è certa». La notizia è falsa, ma le quotazioni schizzano e chi ha acquistato i titoli li rivende facendo soldi a palate. A 15 anni.
È accaduto negli States, teatro dell'ennesimo caso di utilizzo scaltro della rete. Si chiama Jonathan il teen ager che ha escogitato il trucchetto. Liceale con la passione per la finanza, il ragazzetto ha fondato a 14 anni una società di direct marketing e poi, spinto dall'amore per il web (o per il quattrino?) ha cominciato a navigare sui siti di trading on line, acquistando a prezzi stracciati azioni sulle quali nessun analista di buon senso avrebbe investito un soldo bucato.
Masochismo finanziario? No, abile calcolo, perché Jonathan, una volta avuti i titoli, cominciava a spargere per la rete e-mail in cui prospettava guadagni strabilianti e impennante improvvise per le azioni sfigate che si ritrovava in portafoglio.
E siccome la Borsa e la rete sono sensibili ai «rumors», le e-mail dello smaliziato pargolo sortivano sempre un effetto catapulta sulle quotazioni: e il fantolino vendeva, incassando anche più del 1000 per cento di quanto aveva speso. Un gioco che a Jonathan ha fruttato circa 280mila dollari in un anno. Finché...
Finché qualcuno si è accorto di quelle strane fluttuazioni e ha deciso di indagare. Nella fattispecie la Securities and Exchange Commission che, trovatasi di fronte al serafico Jonathan, non ha potuto far altro che richiamarlo all'ordine e toglierli il cospicuo bottino che si era «guadagnato» giocando sporco. «Non lo farò più», ha promesso alle autorità e all'esterrefatto genitore e ha dovuto rompere il porcellino salvadanaio rovesciando sul tavolo i dollaroni.
Viene da chiedersi: d'accordo che le azioni acquistate dal ragazzino erano le più improbabili del mercato, ma che paghetta aveva dai suoi per potersele comprare per un anno intero?
4 ottobre 2000
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| Spifferi in Borsa |
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Probabilmente il piccolo Jonathan non avrà nessun problema a trovare un lavoro, data la sua abilità con mouse e tastiera. Ma se avesse qualche difficoltà, potrebbe inviare il proprio curriculum in Italia, a spystocks.com. Un sito salito alla ribalta qualche mese fa come il punto di riferimento in rete per i cosiddetti «rumors», le voci capaci di far crollare o impennare un titolo nel giro di una manciata di minuti. In spystocks generalmente le notizie che circolano hanno qualche fondamento reale, ma può capitare che partano delle «bombe» senza controllo e allora è il caos. La credibilità del sito è comunque cresciuta negli ultimi mesi e le notizie che da esso trapelano possono aiutare a investire bene.
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| Byte e cocaina |
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Speriamo che Jonathan si tenga lontano dalla new economy quando, tra qualche anno entrerà nel mondo del lavoro. Sì, perché pare che i giovani rampanti miliardari della Silicon Valley siano anche una tribù di tossicodipendenti. Un'inchiesta del Los Angeles Times ha fatto luce su un mondo nel quale i top manager, quasi tutti meno che trentenni, lavorano anche 100 ore alla settimana, di notte vogliono divertirsi e per tenersi su e resistere alle pressioni del lavoro si imbottiscono di alcool, anfetamine, cocaina e ogni sorta di porcheria sintetica. Risultato: cliniche di disintossicazione al limite della capienza e morti a catena. Il prezzo della new economy. Poveri figli di papà cocainomani!
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