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«Dammi del tu, anzi no... Meglio il lei»

Montanelli, grande maestro

«Tu non puoi fare il giornalista». Ero arrivato a Milano da un paio di giorni, la direzione del Corriere della Sera come utopia, la voglia dell’inviato come sogno nel cassetto e un incarico da redattore al Giorno come più solida realtà. Ma l’incontro col vecchio “Cilindro” è stato glaciale.

Nonostante alcuni anni di sano professionismo in provincia (oltretutto toscana, come le radici della penna più schietta del giornalismo italiano), o forse proprio per quelli, è stato non senza timore che mi sono arrischiato a entrare nell’ufficio del Direttore con la D maiuscola.

E vai col primo errore. «Cosa fai? Il giornalista? Mettiamo subito le cose in chiaro... Innanzitutto non mi dai del lei ma mi dai del tu, se è vero che sei un collega. Ma ora che ci ripenso, tu non puoi fare il giornalista quindi sarà bene ristabilire le distanze. Mi dia del lei...».

Dire che ero esterefatto è poco. Pronti via e già con le gambe segate. Meglio tornare a fare il bagnino.
«Tu non puoi fare il giornalista perché il giornalista non è un mestiere che si fa. O giornalisti si è oppure non lo si è. Sicuramente non lo si fa. Perciò veniamo a noi: sei un giornalista o no?».

Come rispondere di sì senza peccar di presunzione al cospetto del monumento era un vero dubbio, ma evidentemente il mostro sacro era già sazio del mio timore e sorrise all’impacciato «vorrei esserlo di più e meglio di quanto non lo sia adesso».
Non è stata un’amicizia, non è stato l’inizio di una collaborazione, non abbiamo scritto libri insieme. Ma ci siamo incontrati molte altre volte dopo quella, parlando sempre fitto fitto delle cose più disparate. Non volendo finivo sempre per confrontare le pagine del suo Giornale con quelle cui avevo collaborato io al Giorno, confrontando titoli e didascalie, paragonando foto e impostazione grafica. Così tra il saluto riportato di un vecchio proto (nella tipografia dove chiudevo le nottate di lavoro erano molti i tipografi che avevano tagliato e incollato sui banconi del Giornale) e uno scapaccione per l’ultima assurdità pronunciata, il Direttore mi dette la notizia più ferale che mai un giornalista possa ricevere.

«Sai, chiunque ti promuova inviato sbaglierebbe di grosso». Erano passati 4 o 5 anni dal «Tu non puoi fare il giornalista» e anche se ormai ne ridevo non mi ero dimenticato i sudori freddi. E ora questa botta, a freddo in mezzo a una discussione calda. «Tu sei più bravo a pensare il giornale che a scriverlo, tutto qui». Il contentino era arrivato ma la medicina stentava a entrare in circolo. «Pensala come ti pare, ma a scrivere non sei male però resti uno dei tanti (E vai...) mentre in redazione sei prezioso. Qualunque cosa succeda sei preparato, sai dove mettere le mani, tiri fuori l’idea giusta e soprattutto sai dettare i tempi agli altri. Se lavorassi per me ti inchioderei a un bancone della tipografia perché sei prezioso per coordinare il lavoro».
Il complimento c’era ma la pillola non andava giù. E c’è voluto un altro direttore, un siculo col turbo, perché capissi veramente che quella era la mia strada.

Perciò... Grazie Direttore. Grazie anche se ormai non risponderai più al tormentone che, con me ormai trincerato dietro una scrivania e lui editorialista sommo, chiudeva le nostre ormai rare telefonate: «É meglio un signor inviato o un signor caporedattore?». Grazie di tutto.

22 luglio 2001

  Federico Luperi
  dalla rete
La fondazione Dedicata a lui
In onore Il suo 90esimo compleanno
Libri Una rassegna di sue pubblicazioni

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  Morto a 92 anni
Indro Montanelli è morto all'età di 92 anni nel pomeriggio di domenica 22 luglio. Il decesso è avvenuto poco prima delle 17,30. Era stato ricoverato, per accertamenti dopo un malore, domenica 8 luglio nella clinica ''La Madonnina''. La notizia del suo ricovero era trapelata solo tre giorni dopo. Mercoledì scorso era stato sottoposto a un intervento alla prostata. Il ricovero era avvenuto nella massima segretezza, per desiderio espresso di Montanelli, che aveva chiesto ai suoi collaboratori di dire a tutti quelli che avessero chiesto notizie sul suo conto che si era sottoposto a delle analisi cliniche di routine prima di partire per le vacanze in montagna. Dopo l’intervento, le sue condizioni sembravano migliorare, tanto che si era parlato di prossime dimissioni per un periodo di convalescenza. Negli ultimi giorni, invece, era sopravvenuta la febbre e le condizioni sono progressivamente peggiorate, fino alla morte. Era nato a Fucecchio, in provincia di Firenze, il 22 aprile del 1909.
  Testimone del secolo
«La mia vita professionale è la mia vita, tout court». Impossibile per il maestro del giornalismo italiano scindere le due cose. Dopo aver ottenuto due lauree, in giurisprudenza e scienze politiche, emigra in Francia per frequentare la Sorbona e viene assunto a “Paris soir”. Due anni come cronista di nera fino alla scelta di arruolarsi, nel 1935, per la guerra in Eritrea. Poi è in Spagna come inviato del Messaggero dove scrive contro il regime. Richiamato in Italia dal fascismo romano, viene espulso dal partito e dall’albo professionale. Allora, viene mandato da Bottai a dirigere l’istituto italiano di cultura in Estonia per un anno. Ritornato in Italia, ritrova la tessera di giornalista ma rifiuta quella del partito. Nel 1938 viene assunto dal “Corriere” dove ci resterà per quarant’anni.  Qui prova tutte le esperienze del giornalismo d’assalto: inviato di guerra, imprigionato, premiato. Nel 1974 lascia il Corriere e fonda il Giornale nuovo (poi diventato il Giornale).  Nel 1977 subisce un attentato delle Brigate rosse. Lascia il Giornale nel 1994 e fonda la Voce che chiude un anno dopo. Da quel momento continua a far sentire la sua voce dal Corriere, che gli riserva una “Stanza”, e da numerose emittenti televisive. Montanelli è autore anche di numerosi saggi storici di grande successo.
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