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Ho visto Clooney
A qualche centimetro da lui...
Mi ha guardato. O forse no. Magari cercava solo la luce della finestra dietro di me. Fatto sta che il mio sguardo, per un millesimo di secondo, ha provato l'ebbrezza di incrociare il suo. Allora: cosa si prova se lo scapolo più ambito del pianeta, anche se per un solo attimo, si è accorto che esisti? Forse nulla, forse troppo per spiegarlo. La sensazione predominante è che, per fortuna, esiste davvero. Perché George Clooney, a costo di sembrare irriverenti, è proprio un bell'uomo ma, soprattutto, è reale.
Niente a che vedere con le statue di cera che compaiono a giorni alterni sulle passerelle hollywoodiane. George sorride, giocherella, esibisce smorfie bizzarre al pubblico femminile in delirio, mette in tasca gli occhiali da sole come se presentarsi a occhi coperti fosse poco rispettoso, si scusa per i 15 minuti di ritardo come farebbe il migliore dei gentiluomini, manda giù bicchieroni di acqua naturale senza battere ciglio, annuisce ascoltando la sua interprete (evidentemente la donna più invidiata del giorno, visto che gli sussurra la traduzione nell'orecchio destro), sgrana il paio d'occhi che si ritrova, saluta e se ne va, quasi dispiaciuto.
Al di là della pia illusione che George Clooney in carne e ossa si sia accorto di me, posso dire comunque che ho potuto ammirarlo da vicino, da molto vicino. Abbastanza per azzardare qualche commento. Piena approvazione alla rivista statunitense "People" che lo ha eletto tra i primi cinque scapoli d'oro del 2001. Nessuna esitazione a riconoscergli fascino e sex appeal da vendere. Praticamente perfetti sorriso, movenze e passo. Da encomio i tentativi di risvegliare il pubblico dal torpore con battute e mimi improvvisati. Più che invidiabili la forma e la capacità di calamitare l'attenzione dei presenti. Qualche appunto al look: il giubbotto impermeabile (faceva molto motociclista), visti l'orario e la temperatura tropicale, forse poteva rimanere nell'armadio.
28 giugno 2001
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