|
Ordine: spegnere le “Luci rosse”
Le nazioni dichiarano guerra al porno: illegale e immorale
Pornostar ricercate come narcotrafficanti, registi dell’hard messi all’indice, produttori e webmaster in manette. Il porno vive, oggi come non mai, tempi duri, anzi, durissimi. Una vera e propria guerra che alcune nazioni del mondo stanno portando a compimento senza alcuna esclusione di colpi. E la battaglia è, soprattutto, sul piano delle tecnologie. Milioni di dollari spesi per aggiornare software, per assoldare agenti specializzati, per investigare, aprire nuove inchieste e portare a termine quelle in sospeso da tempo. Perché? Semplice, o forse no.
Di fatto, non si tratta solo di una questione etica. Non è soltanto il bisogno di difendere i minori dalla vista di immagini prive di qualsiasi senso del pudore. Ci sono, poi, anche questioni di carattere criminale. In primo piano lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, l’abuso, la discriminazione sessuale, le minacce e le intimidazioni. Ma, l’ago della bilancia, probabilmente, non sta qui. Basta cercarlo nelle pieghe dei fatturati dell’industria del porno, nei numeri dei conti in nero, nei vortici dell’evasione fiscale. Inutile negarlo: l’hard può essere, per alcuni, anche un’arte, ma resta, in ogni caso, uno strumento di business senza precedenti.
Lo sa bene, ad esempio, la giustizia giapponese che ha provveduto all’arresto, nei giorni scorsi, del proprietario di un sito porno del genere “Live”. In meno di due anni, gli iscritti accreditati all’accesso delle immagini webcam trasmesse online, erano diventati 35mila con un introito stimato intorno a 1.700.000 sterline (oltre 5 miliardi di lire). Naturalmente, tutto all’oscuro del Fisco. L’esercito statunitense, invece, è pronto a spendere quasi un milione e mezzo di dollari per realizzare programmi in grado di impedire l’accesso ai siti porno da parte dei propri soldati. Questi software saranno installati in più di 100 postazioni militari sparse nel mondo. L’obiettivo è quello di limitare le perdite economiche per connessioni vietate, ma anche di evitare cali di efficienza con questo genere di distrazioni.
Ci sono nazioni, poi, che giustificano lo scontro soprattutto sulla base di motivazioni etiche. Il Governo saudita, infatti, ha bloccato l’accesso ha oltre 200mila siti pornografici perché ritenuti offensivi della morale pubblica. A Londra, invece, nelle scorse settimane, si è svolta una manifestazione contro la programmazione dei media ritenuta troppo spinta. I manifestanti hanno raggiunto anche la sede del Parlamento britannico chiedendo più impegno da parte della politica nei processi di moralizzazione televisiva e hanno trovato, inoltre, il sostegno del primo ministro, Tony Blair.
E c’è anche chi ne ha fatto una questione personale. Come il presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Havel, che ha proposto la chiusura del sito pornografico realizzato sul dominio che riprende in toto il nome della first lady nazionale.
26 maggio 2001
|
|